Si è sottolineato più volte che oggi Futuro e Libertà rappresenta una forza parlamentare, ma non ancora una forza elettorale. Il distinguo non è cosa di poco conto, e seppure molti generosi sondaggi tendono ad accreditare al «futurismo» di Fini una valenza nel territorio tanto da attribuirgli qualcosina più del 7 per cento nelle intenzioni di voto dei campioni intervistati, questo non pare credibile, e per una serie di motivi, dal finanziamento del futuro partito alle prese di posizione locali a favore in ambito del Pdl, e relative scissioni, generalmente inesistenti. Tra parlamentari navigati, insomma, la «secessione» ci può stare, tanto sono abituati a restare a galla comunque vada; non così a livello periferico dove sembra piuttosto valere il buon detto antico «chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia, non cosa trova», o ancora «meglio un uovo oggi che una gallina domani» tutta da inventare.
Il Lodigiano ne è un esempio. Qui il futurista partito di Fini si incarna in una persona sola, Matteo Papagni, «il» finiano, messo fuori nei giorni scorsi dal Popolo della libertà di Lodi. Giancarlo Regali, il vice-coordinatore del Pdl, a nome dei vertici del partito riunitisi mercoledì 6, ha comunicato alla stampa che: «Vista la nascita del gruppo e visto che Papagni riconferma l'adesione a questo gruppo, pur nella legittimità di tale scelta, il direttivo provinciale reputa per coerenza politica l'impossibilità che prosegua l'attività di consigliere comunale appartenente al Pdl». Naturalmente il tono potrebbe indicare che per «coerenza politica» il consigliere dovrebbe dimettersi e lasciare il posto ad altro eletto nell'ambito del Pdl, ma poiché così non sono solite andare le cose, Papagni lascerà il gruppo consiliare per aderire ad altro o al gruppo misto, a seconda di ciò che prevede il regolamento del consiglio comunale di Lodi.
Greta Boni, sulle colonne del Cittadino, ci racconta che Matteo Papagni, l'espulso, non ha molto gradito il modo in cui è stato cacciato, soprattutto l'apprendere la notizia della sua espulsione parlando col capogruppo consiliare del Pdl, Sergio Tadi: «Questo è il livello di democrazia all'interno del Pdl, credo che in una situazione come questa sia necessario prima di tutto interpellare le persone coinvolte, cercando di capire le loro mptivazioni, dando la possibilità di replicare, anche perché Futuro e libertà è un partito che si sta ancora costituendo. È un'espulsione degna di un partito sovietico, mi chiedo come mai a livello nazionale non vengano espulsi corruttori e mafiosi e si preferisca espellere me».
La stessa Boni aggiunge che all'interno del Pdl più di una persona ha accolto con soddisfazione la decisione del direttivo. La base lodigiana è compatta e quanti arrivano dalle file di An sono tutti ormai «larussiani»; per loro il ministro della difesa è considerato il vero punto di riferimento. Regali, che, dice la Boni, ha augurato con ironia al «cacciato» una «fulgida carriera politica», ha commentato: «C'è ancora il pericolo di andare a elezioni, tutto dipenderà da come si comporterà Fli. Con amarezza devo stigmatizzare il comportamento di Fini, non per il "caso Montecarlo", bensì per il voltagabbana politico: ci ha traghettati nel Pdl, poi ha voluto fare il presidente della Camera, perdendo quel peso politico che in quel momento era fondamentale per tutti gli ex An. Se si andrà al voto e Fini correrà da solo, alleandosi con il terzo polo, mi auguro che i cittadini non siano miopi».


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