mercoledì 19 novembre 2008

Cane non mangia cane

Ivo Caizzi pubblica su “Il Corriere della Sera” di oggi un pezzo inviato da Strasburgo sulla vicenda Unipol. Titolo: “Europarlamento. Contrari solo i radicali, Musumeci (An) e il democratico Ferrari. «Unipol, immunità a D`Alema». A Strasburgo voto bipartisan Pdl e Pd: no all’uso delle intercettazioni. Il forzista Gargani: scelta garantista, caso diverso da quello di Marra quando si stabilì che il voto non era vincolante”. Vicenda che si può leggere “guai a toccare D’Alema”.

L’Europarlamento ha respinto la richiesta della Procura di Milano di togliere l’immunità all’allora eurodeputato ds, Massimo D’Alema, e di poter utilizzare le intercettazioni delle sue telefonate con il numero uno della Unipol assicurazioni, Giovanni Consorte, sulla scalata alla banca Bnl. Con 543 sì, 43 no e 90 astenuti l’aula ha condiviso la linea degli eurodeputati della commissione giuridica, che il 3 novembre scorso avevano deciso all’unanimità in favore di D’Alema. Giuseppe Gargani del Pdl, presidente della commissione giuridica, ha definito «garantista» il voto sull’ex ds e ha respinto i dubbi circolati a Strasburgo sull’effetto vincolante per la magistratura di questo pronunciamento.
La vicenda scaturisce dall’inchiesta giudiziaria del 2005 sulla scalata alla Bnl, che vede la richiesta di rinvio a giudizio per Consorte e altri noti personaggi per presunti reati finanziari. Nel 2007 il magistrato della Procura di Milano, Clementina Forleo, chiese alla Camera di poter utilizzare le intercettazioni dei colloqui tra Consorte e D’Alema. A Montecitorio si dichiararono incompetenti perché il deputato ex ds all’epoca dei fatti era europarlamentare. Nel maggio 2008 la Procura milanese si è così rivolta all’Europarlamento. Il procedimento, affidato alla commissione di Gargani, è stato sviluppato dall’eurodeputato tedesco Klaus Lehne del Ppe. I partiti italiani hanno appoggiato a Strasburgo la linea «garantista» quasi compatti.
Hanno votato contro D’Alema i radicali Marco Pannella e Marco Cappato, Francesco Ferrari del Pd e Nello Musumeci di An. Si sono astenuti Carlo Casini (Udc), Erminio Boso della Lega e Domenico Basile di An. Tra i gruppi politici europei la maggioranza dei liberaldemocratici (Alde) si è astenuta per non schierarsi né con la sua componente della Margherita, favorevole a D’Alema, né con i membri radicali. Cappato ha spiegato il no suo e di Pannella definendo la decisione dell’Europarlamento «conclusioni illogiche, che possono solo nascere da motivazioni di autodifesa del ceto politico italiano ed europeo». L’eurodeputato radicale, spiegando di non avere competenza tecnica in materia, ha sollevato l’esigenza di «fare chiarezza sui dubbi giuridici» legati al caso D’Alema. Il dubbio principale si è diffuso in seguito alla sentenza della Corte europea di giustizia del 21 ottobre scorso sulla revoca dell’immunità all’ex eurodeputato Alfonso Marra. L’eurotribunale ha assegnato la competenza sulla decisione esclusivamente al giudice nazionale e ha attribuito «effetti non vincolanti» al voto dell’Europarlamento. Gargani ha replicato che la sua commissione non ha considerato questo precedente perché «riguarda l’articolo 9 del protocollo sulle immunità, mentre a D’Alema va applicato il 10». Gargani ha però annunciato di aver messo la sentenza Marra all’ordine del giorno della prossima riunione della commissione giuridica per valutarne gli effetti sulla procedura per le immunità degli eurodeputati.

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