“La Stampa” questa mattina ha pubblicato un’intervista a Sergio Zavoli. Titolo: “Niente fretta, questo non se ne vuole andare”, articolo siglato Fe.Ge.
Rumori di fondo. Gente che parla. La musica della sigla del Tg di Sky. Sergio Zavoli è in una saletta del Senato, circondato da una piccola folla. Accade sempre così ai salvatori della Patria: e questo senatore ottantacinquenne, grande giornalista e indimenticato presidente Rai nei «fantastici» Anni 80, se non proprio la Patria, un po’ di cose le salva con l’autorevolezza della sua persona. Sono le sette della sera, quando finalmente risponde al cellulare.
Le piacciono i panni del salvatore, presidente? «Guardi, io non vorrei deluderla: ma non ho nessuna comunicazione ufficiale. E la cosa mi pare ancora su un terreno molto scivoloso. Questo Villari non se ne vuole andare...».
Non se ne vuole andare? «Sì, non se ne vuole andare. Avrà le sue buone ragioni... Del resto, intendiamoci: lui ha avuto un’elezione regolare, ha avuto una maggioranza ed è il presidente della Vigilanza».
Beh, politicamente l’elezione è assai più che discussa: è stata un terremoto... «Questo lo so: lo capisco e condivido. Ma vuole che sia io, ora, ad attaccarlo su questo?».
Si figuri. Era solo per aver conferma da lei dell’esistenza di un’intesa bipartisan sul suo nome. A meno che non si tratti dell’ennesimo bluff... «No, non è un bluff. Questo posso dirlo per certo. Altrimenti l’avrei subito avvertita... Però, insomma, un po’ per obblighi di discrezione e un po’ anche per scaramanzia, io preferirei starmene in silenzio».
Comprensibile. Ma immaginiamo la sua soddisfazione... «Guardi, le dico una cosa: io sono soddisfatto soprattutto per la politica».
In che senso, presidente? «Che è la politica stessa, stavolta, a risolvere un problema e trovare una soluzione. Certo, un problema che essa stessa aveva creato, lo riconosco. Ma ne esce con le sue gambe, con i suoi strumenti, che sono il confronto, il parlarsi, l’ascolto delle ragioni dell’uno e dell’altro. Non le pare una cosa buona?».
Certamente, magari tardiva... «Vero. Ma è dipeso da tanti fattori che ora non mi è possibile commentare. Guardiamo alla conclusione, se sarà questa la conclusione. È un epilogo che non alimenta il discredito, che non permette un altro tiro al bersaglio contro il Parlamento».
Se l’epilogo è il suo nome, toccherà appunto a lei presiedere la Commissione di Vigilanza: un ente inutile, secondo molti. «Uno strumento potenzialmente straordinario».
Una specie di tribunale dove si va a protestare per i tanti minuti a questo e i tant’altri a quello nei tg o nei varietà, secondo molti. «Uno strumento straordinario, ripeto. Naturalmente, se recupera l’ambizione a occuparsi delle cose per le quali fu pensato. E in ogni caso, guardi: pragmaticamente le dico che finché uno strumento esiste, va usato».
Veltroni è stato molto criticato per la gestione dell’affare-Vigilanza: capisco che è paradossale chiederlo a lei, ma ha condiviso quelle critiche? «Facciamo così: riparliamone un’altra volta... Anche perché l’affare, come dice lei, non è concluso. Sa, c’è questo Villari che non se ne vuole andare...».
Con tutto il rispetto per Zavoli, e mi perdoni, ma la locuzione: “c’è questo Villari che non se ne vuole andare” non fa molto onore, né dà molto credito al prossimo presidente della vigilanza, né ne rispolvera il prestigio. Più una frase da “pupo” che da “salvatore della patria”.
Rumori di fondo. Gente che parla. La musica della sigla del Tg di Sky. Sergio Zavoli è in una saletta del Senato, circondato da una piccola folla. Accade sempre così ai salvatori della Patria: e questo senatore ottantacinquenne, grande giornalista e indimenticato presidente Rai nei «fantastici» Anni 80, se non proprio la Patria, un po’ di cose le salva con l’autorevolezza della sua persona. Sono le sette della sera, quando finalmente risponde al cellulare.
Le piacciono i panni del salvatore, presidente? «Guardi, io non vorrei deluderla: ma non ho nessuna comunicazione ufficiale. E la cosa mi pare ancora su un terreno molto scivoloso. Questo Villari non se ne vuole andare...».
Non se ne vuole andare? «Sì, non se ne vuole andare. Avrà le sue buone ragioni... Del resto, intendiamoci: lui ha avuto un’elezione regolare, ha avuto una maggioranza ed è il presidente della Vigilanza».
Beh, politicamente l’elezione è assai più che discussa: è stata un terremoto... «Questo lo so: lo capisco e condivido. Ma vuole che sia io, ora, ad attaccarlo su questo?».
Si figuri. Era solo per aver conferma da lei dell’esistenza di un’intesa bipartisan sul suo nome. A meno che non si tratti dell’ennesimo bluff... «No, non è un bluff. Questo posso dirlo per certo. Altrimenti l’avrei subito avvertita... Però, insomma, un po’ per obblighi di discrezione e un po’ anche per scaramanzia, io preferirei starmene in silenzio».
Comprensibile. Ma immaginiamo la sua soddisfazione... «Guardi, le dico una cosa: io sono soddisfatto soprattutto per la politica».
In che senso, presidente? «Che è la politica stessa, stavolta, a risolvere un problema e trovare una soluzione. Certo, un problema che essa stessa aveva creato, lo riconosco. Ma ne esce con le sue gambe, con i suoi strumenti, che sono il confronto, il parlarsi, l’ascolto delle ragioni dell’uno e dell’altro. Non le pare una cosa buona?».
Certamente, magari tardiva... «Vero. Ma è dipeso da tanti fattori che ora non mi è possibile commentare. Guardiamo alla conclusione, se sarà questa la conclusione. È un epilogo che non alimenta il discredito, che non permette un altro tiro al bersaglio contro il Parlamento».
Se l’epilogo è il suo nome, toccherà appunto a lei presiedere la Commissione di Vigilanza: un ente inutile, secondo molti. «Uno strumento potenzialmente straordinario».
Una specie di tribunale dove si va a protestare per i tanti minuti a questo e i tant’altri a quello nei tg o nei varietà, secondo molti. «Uno strumento straordinario, ripeto. Naturalmente, se recupera l’ambizione a occuparsi delle cose per le quali fu pensato. E in ogni caso, guardi: pragmaticamente le dico che finché uno strumento esiste, va usato».
Veltroni è stato molto criticato per la gestione dell’affare-Vigilanza: capisco che è paradossale chiederlo a lei, ma ha condiviso quelle critiche? «Facciamo così: riparliamone un’altra volta... Anche perché l’affare, come dice lei, non è concluso. Sa, c’è questo Villari che non se ne vuole andare...».
Con tutto il rispetto per Zavoli, e mi perdoni, ma la locuzione: “c’è questo Villari che non se ne vuole andare” non fa molto onore, né dà molto credito al prossimo presidente della vigilanza, né ne rispolvera il prestigio. Più una frase da “pupo” che da “salvatore della patria”.
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