La vicenda Villari non è finita, continua. Gli eventi si susseguono tumultuosi rendendo obsoleti i dodici e passa articoli sulla questione che intendevo riportare nel blog. Lo farò lo stesso, comunque, concentrandoli in uno o due post forse oggi pomeriggio, a futura memoria, perché di “stronzate” la politica ne dice e ne fa quotidianamente in grande quantità e talvolta è utile serbarne da qualche parte memoria. La vicenda ha oggi un nuovo risvolto in quanto si è deciso di sputtanare la storia della televisione italiana, perché Sergio Zavoli è la storia della televisione italiana. E tutto per non “smerdare” definitivamente il signore del loft, per lasciarlo galleggiare ancora un po’ forse perché è un utile quanto inutile avversario, utile per la maggioranza inutile non solo per la sinistra, ma in fin dei conti per tutto il paese. Perché quando un’opposizione non sa far altro che farsi del male, non serve a nulla. Ed il suo rumore finisce col confondersi col rumore di fondo. Un’insistente inesistenza. Riprendo da “Il Corriere della Sera” un primo articolo sugli ultimi aspetti della squallida vicenda, che serve a fare il punto della situazione. In altri post riporterò altri testi che esprimono punti di vista diversi, da ottiche di qua e di là dalla linea del fronte politico. Il pezzo è di Lorenzo Salvia. Titolo: “Vigilanza Rai, sì a Zavoli. Ma Villari: non lascio. Il premier: nome idoneo, Orlando non era di garanzia. A sbloccare la situazione, il ritiro della candidatura dell’Idv. La soddisfazione di Veltroni.
Già presidente della Rai, direttore del Gr1 e del Mattino, forse pensava di potersi riposare un po’, come senatore «semplice» del Partito democratico. E invece a 85 anni compiuti, Sergio Zavoli è pronto a sedersi sulla difficile poltrona di presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. È il suo nome la soluzione trovata per superare lo stallo dopo l’elezione alla presidenza di Riccardo Villari, il senatore del Pd votato dalla maggioranza aggirando il candidato ufficiale dell’opposizione, il dipietrista Leoluca Orlando. Zavoli non fa parte della commissione di Vigilanza, uno dei componenti Pd dovrà fargli posto perché possa essere eletto presidente e Nicola Latorre si è subito detto disponibile a lasciare il suo incarico.
«Sono particolarmente soddisfatto - dice il segretario del Pd, Walter Veltroni - che un confronto molto aspro, nel quale si sono conosciuti strappi a mia memoria inediti, si possa concludere con una scelta attraverso il consenso di tutti». «È una persona che non si può discutere - afferma Silvio Berlusconi - dal punto di vista professionale e della sua storia. È stato presidente della Rai e conosce bene i problemi della tv pubblica. L’ipotesi del suo nome è assolutamente idonea».
Anche nel giorno dell’accordo il presidente del Consiglio non rinuncia ad una stoccata al vecchio candidato del Pd: «Il nostro no a Orlando era perché si doveva assicurare un presidente di garanzia».
Il diretto interessato resta prudente: «Per il via libera dice Zavoli - serve un quadro di certezze che al momento non c’è». Anche perché Riccardo Villari è ancora a tutti gli effetti presidente della commissione, anzi ha pure convocato la prima seduta per domani. E nella maggioranza c’è ancora chi lo difende: «Zavoli è la storia della televisione italiana - dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - tuttavia la commissione ha già un presidente legittimamente eletto, al quale confermiamo stima e apprezzamento».
In attesa delle decisioni di Villari il Partito democratico ha congelato la procedura sulle sanzioni disciplinari a suo carico. Ieri sera il direttivo del partito ha aggiornato la discussione a stamattina. «La parola espulsione non la voglio nemmeno pronunciare - ha detto la presidente del gruppo al Senato, Anna Finocchiaro - ma se Villari non si dimetterà non sarà il presidente della maggioranza e nemmeno dell’opposizione. Sarà presidente per se stesso».
A sbloccare la situazione, in mattinata, era stato il ritiro della candidatura di Leoluca Orlando da parte dell’Italia dei valori. Tutti e due i rappresentanti del partito di Antonio Di Pietro, oltre ad Orlando anche Pancho Pardi, si sono dimessi dalla commissione di Vigilanza. Ma il passo indietro di Orlando e Pardi, pur aprendo la strada alla candidatura Zavoli, rischia di creare un altro caso. I presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, dicono che le dimissioni saranno efficaci «solo dopo l’indicazione dei sostituti da parte del gruppo di appartenenza». L’Italia dei valori respinge l’obiezione al mittente: «Le dimissioni sono efficaci, nessuno di noi siederà in Vigilanza per tutta la legislatura. Fini e Schifani, piuttosto, potevano deplorare il veto su Orlando».
Già presidente della Rai, direttore del Gr1 e del Mattino, forse pensava di potersi riposare un po’, come senatore «semplice» del Partito democratico. E invece a 85 anni compiuti, Sergio Zavoli è pronto a sedersi sulla difficile poltrona di presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. È il suo nome la soluzione trovata per superare lo stallo dopo l’elezione alla presidenza di Riccardo Villari, il senatore del Pd votato dalla maggioranza aggirando il candidato ufficiale dell’opposizione, il dipietrista Leoluca Orlando. Zavoli non fa parte della commissione di Vigilanza, uno dei componenti Pd dovrà fargli posto perché possa essere eletto presidente e Nicola Latorre si è subito detto disponibile a lasciare il suo incarico.
«Sono particolarmente soddisfatto - dice il segretario del Pd, Walter Veltroni - che un confronto molto aspro, nel quale si sono conosciuti strappi a mia memoria inediti, si possa concludere con una scelta attraverso il consenso di tutti». «È una persona che non si può discutere - afferma Silvio Berlusconi - dal punto di vista professionale e della sua storia. È stato presidente della Rai e conosce bene i problemi della tv pubblica. L’ipotesi del suo nome è assolutamente idonea».
Anche nel giorno dell’accordo il presidente del Consiglio non rinuncia ad una stoccata al vecchio candidato del Pd: «Il nostro no a Orlando era perché si doveva assicurare un presidente di garanzia».
Il diretto interessato resta prudente: «Per il via libera dice Zavoli - serve un quadro di certezze che al momento non c’è». Anche perché Riccardo Villari è ancora a tutti gli effetti presidente della commissione, anzi ha pure convocato la prima seduta per domani. E nella maggioranza c’è ancora chi lo difende: «Zavoli è la storia della televisione italiana - dice il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - tuttavia la commissione ha già un presidente legittimamente eletto, al quale confermiamo stima e apprezzamento».
In attesa delle decisioni di Villari il Partito democratico ha congelato la procedura sulle sanzioni disciplinari a suo carico. Ieri sera il direttivo del partito ha aggiornato la discussione a stamattina. «La parola espulsione non la voglio nemmeno pronunciare - ha detto la presidente del gruppo al Senato, Anna Finocchiaro - ma se Villari non si dimetterà non sarà il presidente della maggioranza e nemmeno dell’opposizione. Sarà presidente per se stesso».
A sbloccare la situazione, in mattinata, era stato il ritiro della candidatura di Leoluca Orlando da parte dell’Italia dei valori. Tutti e due i rappresentanti del partito di Antonio Di Pietro, oltre ad Orlando anche Pancho Pardi, si sono dimessi dalla commissione di Vigilanza. Ma il passo indietro di Orlando e Pardi, pur aprendo la strada alla candidatura Zavoli, rischia di creare un altro caso. I presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, dicono che le dimissioni saranno efficaci «solo dopo l’indicazione dei sostituti da parte del gruppo di appartenenza». L’Italia dei valori respinge l’obiezione al mittente: «Le dimissioni sono efficaci, nessuno di noi siederà in Vigilanza per tutta la legislatura. Fini e Schifani, piuttosto, potevano deplorare il veto su Orlando».
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