martedì 18 novembre 2008

Follini: Di Pietro alleato è la negazione del Pd

“Il problema era ed è Di Pietro”, così titola Marco Follini il suo “Il Democentrico” di oggi su “Il Riformista”. Il ricordo del dietro le quinte da chi fu decisa l’alleanza è già un primo pregio del pezzo, ma anche l’analisi e le considerazioni sono un buon punto di partenza per rifletterci sopra. Scrive Follini:

Ammettiamolo, il problema non è Leoluca Orlando. È Tonino Di Pietro. O meglio, è la nostra “alleanza”. Se non si comincia da qui a sbrogliare la matassa resterà il groviglio.
L’alleanza, chiamiamola così, venne stipulata in un freddo pomeriggio pre-elettorale. Veltroni riunì il “caminetto” e chiese il nostro parere. Conservo nella memoria una sorta di verbale di quella riunione. Gli dicemmo tutti – tranne uno, più dubbioso – che eravamo contrari. E gli dicemmo tutti che però in quel frangente – a poche settimane da una campagna difficilissima – avremmo rispettato la sua decisione, quale che fosse. Già la rottura con Rifondazione era stata più difficile di quanto fosse apparsa. Il gioco “uno contro tutti” aveva bisogno della piena convinzione del segretario.
È andata come è andata. Veltroni ha sbagliato a scegliere. Noi, tutti, abbiamo sbagliato a lasciargli scegliere. Ma questo errore quanto può durare?
Non si tratta di coltivare verso Di Pietro l’ostracismo a posteriori. E neppure di rinfacciargli la decisione di farsi un suo gruppo parlamentare come aveva solennemente promesso di non fare. Si tratta di prendere atto che Di Pietro si è proposto come il campione del populismo. Che il populismo è contrario del riformismo. E dunque che quell’alleanza in qualche modo attenta alla nostra identità, vanifica la nostra più cruciale promessa politica, nega il fondamento stesso del Pd.
Ora, Di pietro può pensare che Silvio Berlusconi sia il generale Videla. E a differenza dei suoi oppositori argentini può alzarsi a dirlo in Parlamento senza rischiare più di tanto. Ma noi a nostra volta non possiamo indossare il passamontagna. Né gridare al “regime”. E neppure rivestire ora i panni dell’antiberlusconismo che abbiamo dismesso con tanta solennità appena pochi mesi fa. È una deriva pericolosa. E non è la nostra.
Si dirà, ma Berlusconi con le sue prepotenze ci sta spingendo là, verso quella deriva. Appunto. Un’opposizione scalmanata e vociferante, demagogica e radicalizzata, è la migliore polizza di assicurazione sulla lunga durata di questo corso politico. Berlusconi e Di Pietro ci vogliono così, tutti e due. E noi, di grazia, come vogliamo proporci? Urge una risposta.

Nessun commento:

Archivio blog