mercoledì 19 novembre 2008

Veltrusconi nomina Zavoli a usurpatore

Anche “Il Messaggero”, con firma Alberto Guarnieri, pubblica una breve intervista con il grande vecchio della Rai, il messia mandato (tra non molto) a San Macuto per la salvezza di Veltroni. Titolo: “Il candidato. «Grazie, ora dipende solo da Villari»".

Senatore, dobbiamo tornare a chiamarla presidente? «Aspettiamo un poco. L’esperienza mi insegna, soprattutto in materia Rai, che la possibilità di fare brutte figure è dietro l’angolo».
Ma lei accetterebbe la nomina alla guida della commissione di Vigilanza sulla Rai? «Non mi è stato ancora chiesto. E lo farei solo con il consenso di tutti».
Il gradimento è già praticamente unanime, da Berlusconi e Veltroni. Non le basta? «Per carità. Bontà loro».
E allora? «Ma il problema non e il consenso unanime di cui ringrazio ancora, ma quello che farà il senatore Riccardo Villari. Aspettiamo».
Maestro incontrastato dell’inchiesta televisiva e presidente Rai, prima ancora che parlamentare (al terzo mandato da senatore, prima Ds, poi Ulivo, poi Pd), Sergio Zavoli è troppo profondo conoscitore del mondo politico e di quello della tv pubblica per sbagliare anche la minima delle mosse.
Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, Zavoli entra nel 1947 nella neonata Rai, al Giornale radio. È il primo passo di una carriera folgorante condita da programmi ancor oggi rimpianti come il suo Processo alla tappa e da inchieste di stupefacente intensità e profondità come La notte della Repubblica sugli uomini delle Br, i cui dvd sono ancora best seller.
C’è poi lo Zavoli scrittore. I1 soprannome Socialista di Dio gli viene da un suo famoso libro. E ancora le direzioni di giornali, come quella a Il Mattino e una lunga parentesi manageriale proprio alla Rai, della quale nel 1980 viene nominato presidente, carica che mantiene fino al 1986, guidando l’azienda negli anni difficili della fine del monopolio e della nascita dell’emittenza privata.
Nel 2007 Zavoli riceve dalla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata la laurea honoris causa in giornalismo. Nella sua lectio magistralis, il precetto che ha guidato la sua lunga carriera: “primum informare”. Ora si avvia a controllare il maggior produttore di informazione del nostro paese, tra par condicio, nomine e polemiche per questo o quel programma.

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