“Il Corriere della Sera” ha pubblicato oggi un pezzo di Giovanna Cavalli sul ministro Brunetta e le sue frasi storiche. Titolo: “Il caso. Il titolare della Pubblica amministrazione: quanto nervosismo per una frase. Brunetta: fannulloni? A sinistra. La Cgil mi attacca, il Pd no. L’ira di Epifani: il ministro dimostri le accuse o e un bugiardo”.
Gli spiace dirlo («Perché sono un socialista») ma lo dice: «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra». La localizzazione degli scansafatiche è l’ultima provocazione del ministro Renato Brunetta, dal palco di Montecatini Terme, assemblea dei Circoli del buongoverno, ieri.
Destinatario la Cgil che risponde con Guglielmo Epifania «Ci dia una prova di quello che afferma», lo sfida il segretario che non si è seduto al tavolo per il rinnovo del contratto degli statali. «Perché se non ne ha, è un bugiardo». Brunetta però non ce l’ha con tutta la sinistra. «Chi mi attacca è solo un pezzo della sinistra sindacale, la Cgil», è il distinguo cruciale. «Ma non quella politica, ovvero il Pd, che ragiona e vota anche se a volte usa parole dure».
Poi, viste le polemiche, corregge il tiro sui lavativi: «Quanto nervosismo per una frase. Forse non saranno né di destra né di sinistra, i loro difensori però si trovano nella sinistra sindacale più o meno estrema che li ha sostenuti anche quando erano indifendibili». Il suo equivalente ombra, Linda Lanzillotta, osserva che «la lotta ai fannulloni può essere sostenuta a condizione che non sia né di destra né di sinistra». E avvisa: «Se divenisse pretesto per fare spoil system le nostre azioni di denuncia sarebbero fortissime».
Brunetta (che tranquillizza Casini: «Col federalismo la pressione fiscale non aumenterà» e annuncia sgravi per i più poveri e pagamenti più veloci da P.A. a imprese) ironizza sul no del sindacato: «Si sentono dei fichi del bigoncio, pensavano che tutto ruotasse attorno a loro e si trovano spiazzati. Non hanno firmato, un errore». Il perché è un annuncio: «Entro Natale saranno chiusi tutti gli 8 comparti del pubblico impiego: 3 milioni e 650 mila lavoratori da gennaio avranno un aumento di 70 euro al mese, che con questi chiari di luna non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi». E questo accadrà, sciopero o no, perché «solo il 7-14% degli iscritti alla Cgil ha aderito, siamo ben lontani dal 51 e quindi io vado avanti. Epifani dovrebbe avere un atteggiamento più responsabile in un momento di crisi». Il titolare della Funzione Pubblica è fiero dei suoi impiegati: «Il sistema è andato avanti su buonsenso, orgoglio e onore di tanti che per miracolo hanno continuato a fare il loro mestiere».
Dalla Cgil insorge il segretario generale Fp Carlo Podda: «La partecipazione agli scioperi è diversa dalla rappresentatività. Siamo il primo sindacato del settore con un terzo dei lavoratori». Bobo Craxi dal Ps rileva in Brunetta «mancanza di equilibrio per fare il ministro». Franco Barbaro dell’Idv gli rende la pariglia: «Brunetta è un deputato fannullone che prende due stipendi, ma alla Camera non viene mai». Per il Pd Damiano «dire che i fannulioni sono di sinistra è come dire che i macachi sono di destra, battute senza senso».
Sulla stessa questione Stefano Filippi ha pubblicato un suo pezzo su “Il Giornale”. Titolo: “La giornata politica. «I fannulloni? A sinistra». Ed è bufera su Brunetta. Il ministro: «Dispiace dirlo perché io sono socialista». La Cgil insorge: «Bugiardo, dia le prove di ciò che dice». Utile per confrontarlo con il precedente. E forse qualche considerazione al paziente lettore ci scappa.
Gli dispiace dirlo, «perché io sono di sinistra, sono un socialista». Rammaricato o no, il ministro Renato Brunetta mena un altro fendente sui fannulloni: «Sono spesso di sinistra». E dopo la reazione stizzita della Cgil rincara la dose: «Certamente i loro difensori si trovano nella sinistra radicale più o meno estrema». Attacco deciso al bersaglio grosso, al sindacato di Guglielmo Epifani che non ha firmato il contratto dei dipendenti pubblici scegliendo la via isolata dello sciopero.
La platea dei Circoli del Buongoverno di Marcello Dell’Utri (dei quali ieri mattina si è chiuso il settimo e ultimo convegno nazionale) osanna Brunetta, che prima tiene una lezione di economia internazionale spiegando le origini della crisi finanziaria e poi lancia l’affondo. «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra»: il Palazzo dei congressi di Montecatini trema dagli applausi. «I fannulloni sono soltanto una parte dei dipendenti pubblici, la maggioranza fa miracoli perché ha continuato a fare il proprio lavoro nonostante uno Stato distratto e dirigenti che guardavano dall’altra parte».
Entro Natale, ha assicurato Brunetta, saranno chiusi tutti gli otto contratti del pubblico impiego «in un clima positivo, senza grandi problemi e senza grandi scioperi se non quelli della Cgil. Dal 1° gennaio tutti i 3.650.000 lavoratori pubblici avranno quindi un contratto nuovo, con un aumento di 70 euro mensili che non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi in questa fase, una cosa mai accaduta nel nostro Paese perché nel passato per rinnovare gli accordi degli statali servivano sangue, sudore e lacrime».
«Ma quelli della Cgil non hanno firmato l’accordo sul pubblico impiego perché si sentono "fichi", pensano che tutto ruoti attorno a loro. Siccome invece rappresentano tra il 7 e il 15 per cento dei dipendenti pubblici, sono ben lontani dal 51 e quindi io tiro avanti. In democrazia si tiene conto di tutti ma secondo il peso che hanno - insiste Brunetta -. La Cgil si tira fuori e sciopera: legittimo, ma è un errore. In un momento difficile come questo ci vorrebbe un’attitudine più costruttiva».
Le bordate di Brunetta hanno innervosito la Cgil. «Brunetta ci dia una prova di quello che afferma, altrimenti è un bugiardo», si scandalizza il segretario generale Guglielmo Epifani. «Il ministro è fazioso, un uomo confuso che fa confusione - aggiunge Carlo Podda, il responsabile del settore pubblico del sindacato - perché noi rappresentiamo un terzo dei lavoratori pubblici e l’adesione agli scioperi è andata dal 30 al 90 per cento». Per il Pd parla il ministro ombra della Funzione pubblica, Linda Lanzillotta: «La lotta ai fannulloni può essere sostenuta, e noi lo abbiamo fatto, a condizione che non sia né di destra né di sinistra».
Ma l’obiettivo di Brunetta era la Cgil, non il Partito democratico. «Do atto al Pd di essere stato coerente nella volontà di migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione - fa sapere in serata con una nota -. I fannulloni si sono sempre configurati come una categoria eterna dell’opportunismo lavorativo, ma è altrettanto vero e dimostrato che la sinistra sindacale più o meno estrema ha sempre difeso i fannulloni anche quando questi erano indifendibili. Lo stesso sindacalismo che anche questa volta non ha perso occasione per segnalarsi ha sempre rifiutato la meritocrazia, il controllo gerarchico, quello di produttività, premiare i migliori, punire gli opportunisti».
Gli spiace dirlo («Perché sono un socialista») ma lo dice: «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra». La localizzazione degli scansafatiche è l’ultima provocazione del ministro Renato Brunetta, dal palco di Montecatini Terme, assemblea dei Circoli del buongoverno, ieri.
Destinatario la Cgil che risponde con Guglielmo Epifania «Ci dia una prova di quello che afferma», lo sfida il segretario che non si è seduto al tavolo per il rinnovo del contratto degli statali. «Perché se non ne ha, è un bugiardo». Brunetta però non ce l’ha con tutta la sinistra. «Chi mi attacca è solo un pezzo della sinistra sindacale, la Cgil», è il distinguo cruciale. «Ma non quella politica, ovvero il Pd, che ragiona e vota anche se a volte usa parole dure».
Poi, viste le polemiche, corregge il tiro sui lavativi: «Quanto nervosismo per una frase. Forse non saranno né di destra né di sinistra, i loro difensori però si trovano nella sinistra sindacale più o meno estrema che li ha sostenuti anche quando erano indifendibili». Il suo equivalente ombra, Linda Lanzillotta, osserva che «la lotta ai fannulloni può essere sostenuta a condizione che non sia né di destra né di sinistra». E avvisa: «Se divenisse pretesto per fare spoil system le nostre azioni di denuncia sarebbero fortissime».
Brunetta (che tranquillizza Casini: «Col federalismo la pressione fiscale non aumenterà» e annuncia sgravi per i più poveri e pagamenti più veloci da P.A. a imprese) ironizza sul no del sindacato: «Si sentono dei fichi del bigoncio, pensavano che tutto ruotasse attorno a loro e si trovano spiazzati. Non hanno firmato, un errore». Il perché è un annuncio: «Entro Natale saranno chiusi tutti gli 8 comparti del pubblico impiego: 3 milioni e 650 mila lavoratori da gennaio avranno un aumento di 70 euro al mese, che con questi chiari di luna non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi». E questo accadrà, sciopero o no, perché «solo il 7-14% degli iscritti alla Cgil ha aderito, siamo ben lontani dal 51 e quindi io vado avanti. Epifani dovrebbe avere un atteggiamento più responsabile in un momento di crisi». Il titolare della Funzione Pubblica è fiero dei suoi impiegati: «Il sistema è andato avanti su buonsenso, orgoglio e onore di tanti che per miracolo hanno continuato a fare il loro mestiere».
Dalla Cgil insorge il segretario generale Fp Carlo Podda: «La partecipazione agli scioperi è diversa dalla rappresentatività. Siamo il primo sindacato del settore con un terzo dei lavoratori». Bobo Craxi dal Ps rileva in Brunetta «mancanza di equilibrio per fare il ministro». Franco Barbaro dell’Idv gli rende la pariglia: «Brunetta è un deputato fannullone che prende due stipendi, ma alla Camera non viene mai». Per il Pd Damiano «dire che i fannulioni sono di sinistra è come dire che i macachi sono di destra, battute senza senso».
Sulla stessa questione Stefano Filippi ha pubblicato un suo pezzo su “Il Giornale”. Titolo: “La giornata politica. «I fannulloni? A sinistra». Ed è bufera su Brunetta. Il ministro: «Dispiace dirlo perché io sono socialista». La Cgil insorge: «Bugiardo, dia le prove di ciò che dice». Utile per confrontarlo con il precedente. E forse qualche considerazione al paziente lettore ci scappa.
Gli dispiace dirlo, «perché io sono di sinistra, sono un socialista». Rammaricato o no, il ministro Renato Brunetta mena un altro fendente sui fannulloni: «Sono spesso di sinistra». E dopo la reazione stizzita della Cgil rincara la dose: «Certamente i loro difensori si trovano nella sinistra radicale più o meno estrema». Attacco deciso al bersaglio grosso, al sindacato di Guglielmo Epifani che non ha firmato il contratto dei dipendenti pubblici scegliendo la via isolata dello sciopero.
La platea dei Circoli del Buongoverno di Marcello Dell’Utri (dei quali ieri mattina si è chiuso il settimo e ultimo convegno nazionale) osanna Brunetta, che prima tiene una lezione di economia internazionale spiegando le origini della crisi finanziaria e poi lancia l’affondo. «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra»: il Palazzo dei congressi di Montecatini trema dagli applausi. «I fannulloni sono soltanto una parte dei dipendenti pubblici, la maggioranza fa miracoli perché ha continuato a fare il proprio lavoro nonostante uno Stato distratto e dirigenti che guardavano dall’altra parte».
Entro Natale, ha assicurato Brunetta, saranno chiusi tutti gli otto contratti del pubblico impiego «in un clima positivo, senza grandi problemi e senza grandi scioperi se non quelli della Cgil. Dal 1° gennaio tutti i 3.650.000 lavoratori pubblici avranno quindi un contratto nuovo, con un aumento di 70 euro mensili che non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi in questa fase, una cosa mai accaduta nel nostro Paese perché nel passato per rinnovare gli accordi degli statali servivano sangue, sudore e lacrime».
«Ma quelli della Cgil non hanno firmato l’accordo sul pubblico impiego perché si sentono "fichi", pensano che tutto ruoti attorno a loro. Siccome invece rappresentano tra il 7 e il 15 per cento dei dipendenti pubblici, sono ben lontani dal 51 e quindi io tiro avanti. In democrazia si tiene conto di tutti ma secondo il peso che hanno - insiste Brunetta -. La Cgil si tira fuori e sciopera: legittimo, ma è un errore. In un momento difficile come questo ci vorrebbe un’attitudine più costruttiva».
Le bordate di Brunetta hanno innervosito la Cgil. «Brunetta ci dia una prova di quello che afferma, altrimenti è un bugiardo», si scandalizza il segretario generale Guglielmo Epifani. «Il ministro è fazioso, un uomo confuso che fa confusione - aggiunge Carlo Podda, il responsabile del settore pubblico del sindacato - perché noi rappresentiamo un terzo dei lavoratori pubblici e l’adesione agli scioperi è andata dal 30 al 90 per cento». Per il Pd parla il ministro ombra della Funzione pubblica, Linda Lanzillotta: «La lotta ai fannulloni può essere sostenuta, e noi lo abbiamo fatto, a condizione che non sia né di destra né di sinistra».
Ma l’obiettivo di Brunetta era la Cgil, non il Partito democratico. «Do atto al Pd di essere stato coerente nella volontà di migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione - fa sapere in serata con una nota -. I fannulloni si sono sempre configurati come una categoria eterna dell’opportunismo lavorativo, ma è altrettanto vero e dimostrato che la sinistra sindacale più o meno estrema ha sempre difeso i fannulloni anche quando questi erano indifendibili. Lo stesso sindacalismo che anche questa volta non ha perso occasione per segnalarsi ha sempre rifiutato la meritocrazia, il controllo gerarchico, quello di produttività, premiare i migliori, punire gli opportunisti».
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