lunedì 17 novembre 2008

Ragazzi, questa sì che è free-press! [1]

“La Repubblica”: “Il supercorpo del Cavaliere”. L’articolo è di oggi, di Filippo Ceccarelli.

«In piena forma», nonché «pronto ad affrontare tutto con la gagliardia di un ventenne»: così ieri il presidente Berlusconi ha risposto alle voci che lo indicavano vittima di un malore sull’aereo di ritorno dagli Usa.
E rispetto al modo con cui normalmente reagisce in questi casi c’è da dire che il Cavaliere si è contenuto. Nel marzo scorso, per smentire il presunto malanno, l’aveva allontanato da sé con una specie di rimbalzo stregonesco deviandolo proprio sui giornalisti responsabili della rivelazione. Mentre cinque mesi or sono, a giugno, colto invece da palese mancamento e condotto fuori da un cinema di Santa Margherita, non solo era poi rientrato in sala sforzandosi di sembrare pimpante, ma una volta sul palco, per sottolineare che si trattava solo di un colpo di calore, aveva anche cacciato di tasca un fazzoletto e platealmente l’aveva passato sul volto della presidente dei giovani industriali, la Guidi, che pure a differenza di lui non si era sentita male.
Prima di questi due episodi c’era stato il malore dell’Aquila e poi quello di Montecatini; si ricorderanno quindi la gloriosa lombosciatalgia di Vicenza, la tranquillissima installazione del pacemaker a Cleveland e l’incidente al ginocchio che Berlusconi dovette farsi operare dopo i classici e incauti "quattro calci" su un campetto di periferia - anche se la versione del Cavaliere era un po’ più eroica e tramandava appunto di una sua sfida di velocità agli agenti della scorta, ovviamente battuti, ma dopo, mannaggia...
Com’è noto, il presidente del Consiglio non difetta di fantasia comunicativa. Allo scopo di convalidare le sue migliori condizioni fisiche lo si è visto accennare subitanei esercizi di ginnastica come pure offrire il bicipite a Bush perché valutasse la consistenza dei muscoloni. Da quando è in politica il Cavaliere si autopromuove tenendo costantemente informato il suo pubblico su diete, peso corporeo, ore di sonno, numero di incontri giornalieri, graffi ed ecchimosi riportate nei bagni di folla, soggiorni da Messegue; senza contare l’abbondanza di stimoli e suggestioni che riguardano lifting, trapianti di capelli, desideri sessuali ed eventuale ricorso a farmaci ad hoc.
E tuttavia, varcata la fatidica soglia dei settanta, è anche vero che i suoi acciacchi - veri o supposti che siano nella rappresentazione del berlusconismo non fa molta differenza - incombono ormai sulla vita pubblica italiana con una tale regolarità che Andrea Camilleri ci ha scritto su un epigramma recitato a piazza Navona: "Ogni tanto ha un lieve malore, ma/ subito si riprende. No, non è l`età,/ certo non più giovanile o qualche/ notturna mattana oppure il peso/ delle responsabilità di governo./ No, il fatto è che ogni tanto si estrapola/ da se stesso e si vede com’era e com’è/ adesso e allora è inevitabile il collasso".
Ma inevitabile, in realtà, appare anche la più accorta, intensa, preventiva e quindi efficace dedizione che Berlusconi riserva ed applica al suo corpo sovrano soprattutto sul piano psico-narrativo. Ha scritto tre settimane orsono il Cavaliere: "A 72 anni (la sua età, ndr) Goethe si innamorò come un ragazzo; Tolstoj approfondì lo studio dell’ebraico, mentre Prezzolini anche dopo i 100 continuò la sua produzione di articoli e libri".
Nel suo ultimo e prezioso volume, intitolato "Il Superleader. Fenomenologia mediatica di Silvio Berlusconi" (Meltemi, 2008), il professor Federico Boni dimostra come questa specie di enfasi giovanilistica e di spavalderia carnale sia del tutto coerente con una impostazione televisiva "pop" e in particolare ha a che fare con la "poetica" dei reality, dei talkshow, delle fiction seriali e perfino dei cartoni animati. Vedi anche la dichiarazione d’intenti biopolitica emanata dal Cavaliere lo scorso 6 ottobre: "Se la notte dormo tre ore, mi rimane l’energia di far l’amore per altre tre".
Eppure, su di un altro orizzonte, la questione del supercorpo berlusconiano, l’immaginario cresciuto intorno a questo "luogo assoluto", non si spiega solo con la necessità, recentemente sottolineata dal giornalista Alfonso Signorini, di consolare, far schiattare d’invidia o affidare un segno di speranza a milioni di pensionati.
È che forse, tra un malore e l’altro, in nessun leader come nell’attuale presidente del Consiglio è mai apparsa così visibile la concezione del potere come “teatro dell’immortalità”. Per due, tre, quattro volte Berlusconi ha parlato come suo del progetto di medicina predittiva che don Verzè ha messo in piedi a Verona con l’obiettivo di portare a 120 anni la vita media. "Quo vadis" si chiama, ma in questo caso pare di capire che l’antica domanda ha già una risposta molto personale.

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