domenica 16 novembre 2008

Genova-G8: adesso il giudizio storico

Da “Il Messaggero” di ieri riporto l’articolo sulla sentenza di Genova di Michele Concina. Titolo: “Il verdetto sulla Diaz. G8, il Governo: responso chiaro ma è scontro sulla sentenza. Canterini: «Io, capro espiatorio». Tra dieci giorni De Gennaro dal Gip.

Mattina abbastanza presto; piazza Caricamento, al porto vecchio. Saranno mille, millecinquecento. Si radunano in corteo, cominciano a sfilare, a scandire slogan, a gridare nei megafoni. Ce l’hanno anche con la sentenza che giovedì sera tardi ha mandato assolti gli alti gradi della Polizia (di allora e di adesso) per la sanguinosa incursione alla scuola Diaz. Anche. Perché questi sono ragazzi. facce allegre di liceali, pensano soprattutto a contestare la riforma Gelmini. Cartelli e slogan sulla Diaz sono stati aggiunti all’ultimo, e si vede. È passata una generazione, ormai: l’orrendo G8 genovese del 2001 va trasformandosi in roba da reduci. E da politici.
Questi si dispongono lungo un crinale ben noto: applausi alla sentenza dal centrodestra, fischi e contumelie dalla parte opposta. Elogi, dunque, da Maurizio Gasparri («sconfitto chi voleva un processo stalinista»), Giorgia Meloni («la sentenza poggia su basi di buon senso»), Lorenzo Cesa («non staremo mai dalla parte di chi vuole criminalizzare le forze dell’ordine»). Attacchi variamente feroci, invece, da Paolo Ferrero («vergogna»), Franco Giordano («così si diffonde la sfiducia verso lo Stato democratico»), Claudio Burlando («la fame di verità e giustizia non è placata»), Lanfranco Tenaglia («rispettiamo la sentenza, ma con l’amaro in bocca»), e altri. Più Amnesty International: «In questi anni le autorità italiane non hanno mai voluto contribuire alla ricerca della verità e della giustizia».
Riemerge la proposta di una nuova commissione d’inchiesta parlamentare: una volta accertati in tribunale i fatti, a carico dei dimostranti come delle forze dell’ordine, potrebbe risalire alle responsabilità politiche di quell’epico disastro dell’ordine pubblico che fu il G8 genovese. Avviare, insomma, il passaggio dalla valutazione giudiziaria a quella storica, attraverso il giudizio politico.
L’ha rilanciata Marta Vincenzi, sindaco di Genova; e stavolta l’appoggiano Antonio Di Pietro e la sua Italia dei valori, che l’avevano bloccata durante il biennio di governo del centrosinistra. Ma non se ne farà nulla: gli uomini del centrodestra la respingono, pressoché gridando al sacrilegio.
Con la sentenza sulla Diaz, si chiudono i grandi processi sul G8. A meno che qualcuno dei pesci medi e piccoli condannati non mantenga davvero la promessa di rinunciare alla prescrizione. Come ha proclamato Vincenzo Canterini, comandante del reparto della Celere condannato, con il suo vice e i capisquadra, per il pestaggio: «Sono un capro espiatorio di tutto questo casino. Ma andrò fino in fondo, fino all’ultimo grado di giudizio».
In ogni caso, qualche altro frammento di verità può ancora uscire dalle inchieste nate in aula, generate proprio dalle udienze dei processi sul G8. La più importante è quella a carico di Gianni De Gennaro, capo della Polizia nel luglio 2001, che avrebbe istigato alla falsa testimonianza Francesco Colucci, ex questore di Genova. Fra dieci giorni il Gip deciderà se rinviare a giudizio De Gennaro.
C’è poi l’unico agente semplice identificato fra quelli che parteciparono alla bastonatura della Diaz. A riconoscerlo non sono state le vittime, ma gli stessi Pm: compariva nei filmati, si era messo a frequentare l’aula sicuro dell’impunità.
Infine, l’inchiesta a carico di un artificiere della questura genovese, incaricata di custodire le due molotov introdotte alla Diaz da alcuni funzionari per giustificare l’assalto. Quando il tribunale le ha richieste, ha scoperto che erano state distrutte. «Accidentalmente».

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