Riprendo l’articolo di ieri di Paolo Colonnello, inviato de “La Stampa” a Genova, titolo: “Il pm: logica da Guantanamo. «Nessun teorema da "non potevano non sapere": i vertici erano lì».
Alle spalle della scrivania il pm Enrico Zucca ha appeso un mantra del guru Padma Siddhi Hum, il viatico buddista di tanti anni spesi su un processo - quello per i fatti della scuola Diaz - che la sentenza dell’altra sera ha cancellato in un colpo. Proprio come si fa con i Mandala dei monaci tibetani, costruiti con certosina pazienza e distrutti appena terminati. «Le sentenze vanno rispettate», dice. «I verdetti dividono. Le vittime hanno diritto alla giustizia. Il pm ha il diritto e dovere di agire. Però nessuno ha diritto ai risultati, altrimenti non ci sarebbe più libertà».
Il dottor Zucca accende un incenso «per la concentrazione» e sfodera da un cassetto le 574 pagine della sua requisitoria: «La storia della scuola Diaz è tutta qui. Se qualcuno si prendesse la briga di leggerla attentamente eviterebbe di incolparci per teoremi mai esistiti».
La catena di comando che «non poteva non sapere»? «Ecco, appunto: mai sostenuta una cosa del genere, mai esistita nella formulazione delle accuse. I vertici apicali della polizia sono finiti sul banco degli imputati non per il ruolo rivestito ma perché vi fu una loro effettiva presenza sul campo. Come hanno dimostrato le centinaia di filmati acquisiti in questa inchiesta».
Resta il fatto che i vertici sono stati assolti. «Il giudice nella sua motivazione dovrà spiegare le cose surreali dette da questi signori. Attendo di sapere come valuterà le loro testimonianze».
L’assalto alla Diaz fu premeditato? «No, non lo fu».
Si perse la ragione, allora? «Nemmeno. Scattò una logica di guerra che prevede che contro il nemico non valgono le garanzie. È la stessa logica che il terrorismo ha portato alla luce e che mette in crisi anche le migliori democrazie, vedi Guantanamo».
Possibile che un’indagine con poliziotti e alti funzionari come protagonisti, produca alla fine una sentenza senza responsabili? «Me lo dica lei: ha mai udito una dichiarazione dei nostri vertici di polizia che somigliasse anche lontanamente a quella del capo della polizia inglese che all’inizio dell’indagine per l’omicidio di quel giovane brasiliano scambiato per terrorista ha parlato di "umiltà"? Ha mai sentito questa parola dai nostri? Io no. I fatti della Diaz hanno qualcuno che si è fatto carico di questo peso? Ma vede, sono domande a cui non sono io a dover rispondere».
Alle spalle della scrivania il pm Enrico Zucca ha appeso un mantra del guru Padma Siddhi Hum, il viatico buddista di tanti anni spesi su un processo - quello per i fatti della scuola Diaz - che la sentenza dell’altra sera ha cancellato in un colpo. Proprio come si fa con i Mandala dei monaci tibetani, costruiti con certosina pazienza e distrutti appena terminati. «Le sentenze vanno rispettate», dice. «I verdetti dividono. Le vittime hanno diritto alla giustizia. Il pm ha il diritto e dovere di agire. Però nessuno ha diritto ai risultati, altrimenti non ci sarebbe più libertà».
Il dottor Zucca accende un incenso «per la concentrazione» e sfodera da un cassetto le 574 pagine della sua requisitoria: «La storia della scuola Diaz è tutta qui. Se qualcuno si prendesse la briga di leggerla attentamente eviterebbe di incolparci per teoremi mai esistiti».
La catena di comando che «non poteva non sapere»? «Ecco, appunto: mai sostenuta una cosa del genere, mai esistita nella formulazione delle accuse. I vertici apicali della polizia sono finiti sul banco degli imputati non per il ruolo rivestito ma perché vi fu una loro effettiva presenza sul campo. Come hanno dimostrato le centinaia di filmati acquisiti in questa inchiesta».
Resta il fatto che i vertici sono stati assolti. «Il giudice nella sua motivazione dovrà spiegare le cose surreali dette da questi signori. Attendo di sapere come valuterà le loro testimonianze».
L’assalto alla Diaz fu premeditato? «No, non lo fu».
Si perse la ragione, allora? «Nemmeno. Scattò una logica di guerra che prevede che contro il nemico non valgono le garanzie. È la stessa logica che il terrorismo ha portato alla luce e che mette in crisi anche le migliori democrazie, vedi Guantanamo».
Possibile che un’indagine con poliziotti e alti funzionari come protagonisti, produca alla fine una sentenza senza responsabili? «Me lo dica lei: ha mai udito una dichiarazione dei nostri vertici di polizia che somigliasse anche lontanamente a quella del capo della polizia inglese che all’inizio dell’indagine per l’omicidio di quel giovane brasiliano scambiato per terrorista ha parlato di "umiltà"? Ha mai sentito questa parola dai nostri? Io no. I fatti della Diaz hanno qualcuno che si è fatto carico di questo peso? Ma vede, sono domande a cui non sono io a dover rispondere».
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