Vittorio Feltri commenta oggi su “Libero” l’elezione del presidente della commissione di vigilanza Rai avvenuta ieri con i voti della maggioranza. Titolo: “Rai di tutto di più. Un pacco per Walter. Il centrodestra beffa Veltroni: elegge a presidente della Vigilanza un senatore Pd di suo gradimento al posto di quello designato dalla sinistra. Lui non si dimette ed è il caos”.
Bisogna riconoscere che è stato uno sberleffo a Veltroni e anche a Di Pietro, ma bisogna riconoscere che i due se lo sono meritato. Da mesi ormai non si parlava che della necessità di eleggere il presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Per accelerare le operazioni Marco Pannella aveva addirittura fatto lo sciopero della fame, che alla sua età non è un toccasana; e Napolitano, di solito così compostino nelle sue manifestazioni, aveva dato segni evidenti di impazienza.
Immagino che il lettore, viceversa, se ne infischi della carica in questione; forse molti ne ignorano le funzioni. Quindi non ci addentriamo in dettagli tecnici. Basti dire che la presidenza, secondo la prassi (cioè la tradizione) viene assegnata a un esponente della opposizione considerato più idoneo di un collega della maggioranza a svolgere compiti di controllo sulla attività dell’ex servizio pubblico.
Proprio per questo a Veltroni e Di Pietro toccava scegliere una persona all’altezza. E dopo varie discussioni essi avevano indicato Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo e fondatore nonché affondatore della Rete. Ma il nome Orlando non ha ottenuto buona accoglienza nel PdL che aveva invitato il Pd e l’Idv a trovarne un altro di profilo più alto.
A quel punto la minoranza, anziché darsi da fare per rimuovere l’ostacolo, si è gingillata in polemiche sterili al proprio interno. Per farla breve non è stata capace - nonostante il tempo avuto a disposizione - di accordarsi su un politico di rango da spedire in Rai.
Quanto accaduto ieri era nella logica delle cose: il centrodestra ha votato sì a favore di un rispettabile signore del centrosinistra, ma non quello designato dagli avversari per il semplice motivo che non avevano designato nessuno, se non quell’Orlando di cui abbiamo detto. Ossia ha eletto Riccardo Villari di estrazione Margherita. Questi ha incassato la nomina e si è guardato dall’ottemperare ai desiderata di Veltroni che voleva imporgli di dimettersi subito.
La vicenda farebbe ridere se non avesse un lato tragico: ancora una volta i democratici e i loro alleati si sono scannati per la miseria di una poltrona senza riuscire neppure a portarla a casa. È evidente che il PdL e la Lega si sono presi gioco di Walter e di Tonino, impegnati ad affilare i coltelli per farsi del male, e hanno rifilato loro un pacco pazzesco.
Adesso - troppo tardi - Pd e Idv gridano allo scandalo, parlano di manovra oscura e antidemocratica, di regime dittatoriale e simili amenità. Ma la morale è un’altra. Se Veltroni e Di Pietro non si sopportano più e litigano cento e passa giorni sul presidente della Commissione di Vigilanza, non è con la maggioranza che devono prendersela ma con se stessi e darsi una regolata.
Se pretendono di rimanere insieme per tentare una rimonta elettorale non possono litigare anche sulle sciocchezze, ma comportarsi con serietà. Altrimenti al pacco di ieri se ne aggiungeranno altri. Magari più grevi.
Bisogna riconoscere che è stato uno sberleffo a Veltroni e anche a Di Pietro, ma bisogna riconoscere che i due se lo sono meritato. Da mesi ormai non si parlava che della necessità di eleggere il presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Per accelerare le operazioni Marco Pannella aveva addirittura fatto lo sciopero della fame, che alla sua età non è un toccasana; e Napolitano, di solito così compostino nelle sue manifestazioni, aveva dato segni evidenti di impazienza.
Immagino che il lettore, viceversa, se ne infischi della carica in questione; forse molti ne ignorano le funzioni. Quindi non ci addentriamo in dettagli tecnici. Basti dire che la presidenza, secondo la prassi (cioè la tradizione) viene assegnata a un esponente della opposizione considerato più idoneo di un collega della maggioranza a svolgere compiti di controllo sulla attività dell’ex servizio pubblico.
Proprio per questo a Veltroni e Di Pietro toccava scegliere una persona all’altezza. E dopo varie discussioni essi avevano indicato Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo e fondatore nonché affondatore della Rete. Ma il nome Orlando non ha ottenuto buona accoglienza nel PdL che aveva invitato il Pd e l’Idv a trovarne un altro di profilo più alto.
A quel punto la minoranza, anziché darsi da fare per rimuovere l’ostacolo, si è gingillata in polemiche sterili al proprio interno. Per farla breve non è stata capace - nonostante il tempo avuto a disposizione - di accordarsi su un politico di rango da spedire in Rai.
Quanto accaduto ieri era nella logica delle cose: il centrodestra ha votato sì a favore di un rispettabile signore del centrosinistra, ma non quello designato dagli avversari per il semplice motivo che non avevano designato nessuno, se non quell’Orlando di cui abbiamo detto. Ossia ha eletto Riccardo Villari di estrazione Margherita. Questi ha incassato la nomina e si è guardato dall’ottemperare ai desiderata di Veltroni che voleva imporgli di dimettersi subito.
La vicenda farebbe ridere se non avesse un lato tragico: ancora una volta i democratici e i loro alleati si sono scannati per la miseria di una poltrona senza riuscire neppure a portarla a casa. È evidente che il PdL e la Lega si sono presi gioco di Walter e di Tonino, impegnati ad affilare i coltelli per farsi del male, e hanno rifilato loro un pacco pazzesco.
Adesso - troppo tardi - Pd e Idv gridano allo scandalo, parlano di manovra oscura e antidemocratica, di regime dittatoriale e simili amenità. Ma la morale è un’altra. Se Veltroni e Di Pietro non si sopportano più e litigano cento e passa giorni sul presidente della Commissione di Vigilanza, non è con la maggioranza che devono prendersela ma con se stessi e darsi una regolata.
Se pretendono di rimanere insieme per tentare una rimonta elettorale non possono litigare anche sulle sciocchezze, ma comportarsi con serietà. Altrimenti al pacco di ieri se ne aggiungeranno altri. Magari più grevi.
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