venerdì 14 novembre 2008

Vigilanza Rai, una bega nel pollaio “democratico”

Sempre sull’affair Veltroni-Villari un articolo de “Il Messaggero” di oggi firmato da Nino Bertoloni Meli. Titolo: “Partito diviso. Per il partito Villari richiama il «caso De Gregorio» che passò, con la Cdl. Cara e Follini attaccano il segretario: gestione fallimentare della vicenda. Veltroni: atto di regime, sarà guerra. Ma nel Pd malumori contro leader «Berlusconi vuole mettere le. mani sulla Rai. E scatta l’ostruzionismo.

«Si dimette? Sì, fra quattro anni», celia Nello Giacomelli toscanaccio del Pd. Già a metà pomeriggio appare chiaro che Riccardo Villari non ha alcuna intenzione di dimettersi, come era stato deciso in una riunione mattutina con Walter Veltroni presente lo stesso Villari. «È chiaro che se il Pdl facesse lo scherzetto di votare uno dei nostri, questi si dimetterebbe subito dopo», aveva scandito il segretario nel silenzio-assenso generale. E invece nel Pd si va delineando quel che tanti ormai chiamano «un nuovo caso De Gregorio», il senatore che appena eletto con il centrosinistra di Prodi passò con il centrodestra. Villari è stato chiamato da Veltroni, dalla Finocchiaro, da Gentiloni, da Franceschini (da Marini non si è fatto trovare). Il leader ha cercato di spiegare al neo presidente della Vigilanza eletto con i voti della maggioranza che il vulnus era grave gravissimo, che in questo modo si minava il rapporto con l’opposizione, e che insomma altro non rimaneva che andare a dimettersi. Raccontano che a Veltroni il neo presidente abbia farfugliato un qualcosa che sembrava annuncio di dimissioni se non promessa. «Ma l’ha detto che si dimette?», chiedeva Walter Verini l’uomo ombra del leader a deputati e giornalisti. Niente, la parola “dimissioni” non arrivava.
Veltroni in una riunione ristretta di vertice fa il punto e prepara la dichiarazione di guerra alla maggioranza: «Quel che è accaduto è più grave che se avessero eletto uno di loro, questo giochino di votare uno dell’opposizione non si fa neanche nei consigli comunali, è chiaro che non vogliono avere alcun rapporto con la minoranza, non vogliono trattare alcunché, Berlusconi vuole mettere le mani sulla Rai, vuole controllarla totalmente. A questo punto è scontro totale, sia sulla Rai che sul resto in Parlamento, sarà guerra totale». E già al Senato il Pd fa mancare il numero legale, sicché quando chiama Gaetano Quagliariello vicecapogruppo del Pdl chiedendo spiegazioni, Veltroni gli fa dire «sono cavoli vostri». In serata comincia l’ostruzionismo alla Camera sul bilancio.
Il leader ufficialmente ha concesso una proroga politica al Villari: «Se entro oggi si dimette ancora si può discutere, in caso contrario sarà rottura con il partito». Ma pochi ormai ci credono. Fa capolino piuttosto la consapevolezza di un blitz pidiellino studiato e preparato da tempo, con vari tentativi fatti in direzione di altri esponenti democrat (Latorre, Morri, Melandri, finanche Vita della sinistra pd) tutti andati a vuoto per la resistenza e la lealtà degli interessati. Esce dall’aula Enzo Carra, l’aria più soddisfatta che corrucciata, e fa la rivelazione: «Una settimana fa mi ha chiamato il direttore generale Cappon e mi ha detto “guarda che il prossimo presidente della Vigilanza sarà Riccardo Villari”». Conclusione di Carra: «La cosa circolava, si sapeva, ma la dirigenza del Pd ha continuato imperterrita a insistere su Orlando e ad allinearsi a Di Pietro. Bel lavoro». Altra stilettata arriva da Marco Follini: «Chi è causa del suo mal...». Ma appaiono le uniche voci, anche se perplessità e mugugni sulla linea seguita nel Pd sono più estesi, attraversano alcuni ex ppi passando per alcuni rutelliani fino ad alcuni dalemiani, ma il blitz del Pdl riesce solo a compattare. Veltroni con Pier Ferdinando Casini il passo l’aveva tentato, chiedendo a Di Pietro di fare una “rosa” tutta dell’Idv senza puntare solo e sempre su Orlando. Niente.
D’Alema attacca duramente «la grave violazione delle regole parlamentari e la mancanza di rispetto per l’opposizione» compiuta dal centrodestra; Rutelli invita Villari a dimettersi «a razzo». Antonello Soro capogruppo alla Camera respinge sul nascere le critiche: «Noi abbiamo condotto la partita con coerenza, altri non so, ma è inutile che si affannino a offuscare la leadership». Chiosa Saverio Garofani, altro ex ppi: «Villari? Non è un caso politico, ma di moralità politica».

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