mercoledì 10 dicembre 2008

Veltroni si becca sei mattoni in un solo sondaggio

Dai giornali d'oggi annoto questo articolo di Oscar Giannino su "Libero", titolo: "Sondaggi neri per il leader Pd. Veltroni vicino al crac: perde altri 5 punti".


I sondaggi, si sa, vanno presi sempre con le pinze. E la politica che si rispetti talora, e soprattutto nei momenti di difficoltà, si serve dei sondaggi non tanto per fame tavole della legge, ma magari per imporre svolte coraggiose con l'idea che solo esse saranno in grado di capovolgere andamenti negativi e ridar forza e consensi alla propria parte. In larga misura, è proprio il difficile compito che oggi spetta al Pd e al suo leader. Perché il sondaggio elettorale Ipr-Repubblica reso noto ieri fa giustizia non di uno, ma di ben quattro luoghi comuni sui quali in questi ultimi due mesi si cullavano molte delle speranze del Pd. Il primo luogo comune pretendeva che la crisi finanziaria e le difficoltà economiche inevitabilmente si ripercuotessero in scontento popolare, e dunque in un fisiologico calo dei consensi per Silvio. Il secondo, immaginava che con la legge elettorale proporzionale con cui si vota alle prossime europee, la sinistra antagonista esclusa nell'aprile scorso dal Parlamento tornasse a rafforzarsi, con un evidente ritorno alle urne e non attraverso voti in meno per il Pd stesso. Il terzo, prevedeva che al di là della sinistra antagonista la proporzionale avrebbe comunque prodotto una dispersione generale del voto, e di conseguenza un indebolimento più forte innanzitutto per il PdL. Il quarto, infine, scommetteva sul fatto che, in assenza di soglie elettorali tali da impensierire, magari il travaso di voti dal centrodestra sarebbe stato più evidente a favore dell'Udc, incoraggiando Casini a esaminare con maggior interesse l'idea di una convergenza col Pd.
Il sondaggio realizzato per Repubblica smentisce in un sol colpo tutte queste aspettative della sinistra. Berlusconi e il PdL non solo non "soffrono", per effetto della crisi economica, ma aumentano ulteriormente i consensi. E non di poco, visto che il partito di Berlusconi tocca quota 39%. In crescita di quasi due punti rispetto alle politiche del 2008. Il Pd si attesta invece su un magrissimo 28% che non può far sorridere. Più di 3 punti percentuali in meno rispetto alle europee del 2004, quando Ds e Margherita ottennero disgiuntamente il 31,1%. E con un calo di oltre 5 punti rispetto al 33,2% conseguito alle politiche, nello scorso aprile.
Quanto alla sinistra antagonista, la somma di Rifondazione, Pdci e Verdi alle politiche fu bocciata con un esiguo 3,8%. Tornando eventualmente a separarsi, non fa meglio. Rifondazione si ferma oggi al 2,3%, perdendo due terzi dei voti rispetto al 6,1% del 2004. Il Pdci allo 0,6%, perdendo i tre quarti dei consensi rispetto al 2,4% del 2004. I Verdi all'1;3% solo la metà di quel che erano nel 2004. Venendo agli effetti di "sgretolamento" della proporzionale sui poli maggioritari, purtroppo per il Pd l'effetto si manifesta solo nel suo campo, come abbiamo visto in netto arretramento rispetto a quando Ds e Margherita erano separati. Ma al contrario l'operazione PdL premia Berlusconi e Fini, che al 39% oggi guadagnerebbero ben 6 punti e mezzo rispetto al 32,5% ottenuto alle ultime europee, quando Forza Italia e An correvano divisi. Infine, per quanto concerne l'atteso premio all'Udc da parte di voti in uscita dal centrodestra, il sondaggio attesta il contrario. Il centrodestra cresce nei voti e dunque non travasa verso il centro, visto che ai due punti guadagnati sulle politiche dal PdL si sommerebbe una Lega comunque in netta avanzata dal 5 al 7,5% rispetto alle ultime europee, e a pochi frazioni di punto dall'8,3% conseguito alle politiche. Mentre solo il 4% degli elettori dichiara oggi la sua intenzione di voto per il partito di Casini. In calo di un punto e mezzo rispetto alle politiche di aprile.
Oltre a questi quattro scacchi per Veltroni, il sondaggio ne anticipa un altro paio ancor più pesanti. Uno sconfessa l'alleanza voluta dal leader del Pd alle politiche. L'altro comprova che hanno ragione i dirigenti del partito che criticano, non lui che non dà loro retta. Vediamoli. Del centrosinistra, l'unico a guadagnare nettamente voti è infatti Di Pietro. Il duro e puro dell'antiberlusconismo incassa una crescita dei consensi fino al 7,8%, quattro volte quelli raccolti alle europee 2004, e quasi raddoppiando il 4,4% delle politiche grazie al simbolo affiancato a quello del Pd. È il Pd a travasare voti verso Di Pietro: questo è uno degli elementi più chiari del sondaggio. Una tendenza che prova che o Veltroni ha sbagliato alleanza, oppure sbaglia a restarvi alleato lasciando Di Pietro nella comoda condizione di trarre il massimo vantaggio dai suoi toni più oltranzisti. Che oltretutto rischiano di essere ancora più premianti, con la questione morale che azzanna i garretti del Pd in mezza Italia, senza che Veltroni metta in campo una strategia chiara in risposta.
Infine, gli andamenti territoriali. Non solo il PdL di Berlusconi sarebbe primo partito in tutte e cinque le circoscrizioni, raggiungendo il massimo in quella insulare col 43,8%o e il minimo nel Nord Est col 31,5%, laddove la Lega supererebbe però il 13,2%, candidandosi a prima forza politica in regioni come il Veneto. E con un Bossi in fortissima crescita nel Nord Ovest, dove toccherebbe il 19,5% guadagnando 8 punti rispetto al 2004. Ma questa crescita del centrodestra avverrebbe proprio a scapito del Pd, che tra Piemonte e Lombardia nel Nord Ovest totalizzerebbe una flessione di ben 5 punti rispetto ai 3 o 4 che perderebbe comunque nel resto d'Italia. Come a dire che il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha perfettamente ragione, nel chiedere uno "strappo" nordista rispetto al Pd romano. Il coordinamento del Pd del Nord che Chiamparino e Cacciari invocano non ha nulla a che vedere, con la mera finzione organizzativa messa in scena ieri dalla segreteria nazionale con i segretari del partito di otto Regioni, compresa l'Emilia Romagna che è altra storia. Il sondaggio di Repubblica indica che senza un'anima largamente indipendente da Roma, al Nord vince sempre più chi interpreta meglio le vocazioni e le proteste territoriali. È una questione politica, non organizzativa.
Sei mattonate per Veltroni in un solo sondaggio. Non c'è male, in vista della prossima direzione del Pd e delle elezioni abruzzesi.


Nessun commento:

Archivio blog