Trieste rende omaggio alle salme dell'Arciduca Francesco Ferdi-nando d'Asburgo e della moglie, Duchessa di Hohenberg, assassi-nati a Sarajevo il 28 giugno 1914.
Wien, 1916
Funerale di Franz Joseph, Kaiser und König, morto il 21 novembre 1916.
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giovedì 12 giugno 2008
"Alfabeto del mare" di Angelo Lippo
La rivista "portofranco" nel 1992 ha pubblicato come supplemento al numero 14 la plaquette “Alfabeto del mare” di Angelo Lippo. Scrive l’autore in una nota: «La vita incalza. Fra gli interstizi degli anni vissuti, ad un tratto senti la necessità di “riannodare” le fila, di chiederti il perché di certe scelte e/o di altre esclusioni. Non un bilancio, ma una spinta a “chiarirsi”, nel rapporto con la parola, con un linguaggio che è sempre stato avaro di clamori, e quando è apparso in pubblico, alle stampe, è stato soltanto perché era forte il vento dell’anima. Di versi ne abbiamo scritti tanti, tantissimi; in maggioranza strappati, cestinati, rifiutati perché per dirla con la Cvetaeva per essere “ottimi critici” bisogna essere almeno “buoni poeti. Nel carniere però sono rimasti segnali, indicazioni, che chissà per quale fortuità abbiamo lasciato depositare (…). Questi testi per un oscuro destino sono quell’inedito rimasto tra le pieghe delle vicende e che, oggi, trova la sua realtà nel disegno “storico” di una vita spesa al servizio della poesia». Ecco alcune liriche tratte dalla plaquette.
Sera al mio paese
Sera di pioggia al mio paese antico, dove la luna s’indugiava blanda nei campi opimi di grano, dove buie strade, nel silenzio amico, narravano la storia del nostro amore.
Nell’onda cadenzata del ticchettio vorrei cogliervi tutte, o mie nel tempo aride voci lontane smarrite lungo l’erto cammino, e ricomporvi in musica, parole sopra uno stelo eterno di vita.
E nella sera antica d’ombre si rifugia, quando d’un tremolio il melograno fruscia, là, tra quelle rustiche mura, l’inquieto mio spirito, talvolta, e l’eco della sua voce m’è dolce e amara pena.
Le lenzuola dell’infanzia
Ho morsicato anch’io il mio frutto, ma in silenzio come soltanto gli uomini della mia terra sanno fare.
Quando ho acceso la luce ai piedi ho raccolto le lenzuola dilacerate dell’infanzia.
Pescatore di sillabe
Pescatore di sillabe mi scruto fino in fondo. Agli altri la gioia di svuotare carnieri zeppi di selvaggina. Paziente come un minatore per questo mi detesto.
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