domenica 27 aprile 2008

"Al limite del paese fertile" di Renzo Favaron

Renzo Favaron (Cavarzere, 1959) ha pubblicato lo scorso anno, dopo una prima raccolta in lingua, due raccolte in dialetto veneto e due romanzi brevi, la silloge “Al limite del paese fertile”, da cui è tratta la poesia seguente, per i tipi di Book Editore (Isbn 978-88-7232-577-3), nella collana di poesia “Fuoricasa”.




Sagra di fine stagione

I

Dura pochi giorni. Affrettati.
Hai aspettato, ma adesso
si liquida tutto. Di sogno,
maledizione o bene, cos’è rimasto?
A volte si alza un grido
dal baccanale:
“Solo le bugie sono veritiere”.

Hai aspettato, ma invecchia
anche ciò che non ha familiarità
di corpo umano, camicie,
scarpe, pellicce mai provate
a dispetto di chi non può liberarsene
senza pensare a un eventuale danno:
è l’edificio del tempo che invecchia,
soggetto a un’usura precoce,
degradato a ogni principio di stagione
o quando non si ha che per i nuovi arrivi
un attimo a disposizione
e langue glissato nella giacenza
il belletto che appena un mese fa
assaporavi ancora…

II

Precípitati, ogni cosa è accessibile,
corri, se per te non c’è migliore
festa che passare il tempo.
Tutto è già stato liquidato
o messo all’incanto,
la biblioteca,
i mobili divorati dai tarli,
il guardaroba – la casa
dove nessuna ombra cammina.
Ma rallegrati, chiudi il gas.
Continuamente, intorno al giardino
comunale, in cima a un glicine fiorito,
lo spazio aperto imbocca
rondoni vagabondi. Tu li guardi
e ora sai che è questa la tua strada.
Va’, dunque. Getta gli strumenti
e i viveri. Lo slittamento della valle
riavvicinerà la riva che si separa nel mattino,
questa zattera che non è sprofondata…

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