lunedì 28 aprile 2008

"Il canto delle attese" di Tonino Valentini

Ha scritto Arnaldo Colasanti nella presentazione del libro di Tonino Valentini “Il canto delle attese” (Quaderni dello Scettro, 1994): «Tonino Valentini è un mondo chiuso, ferroso, composto in un avvitamento che batte le parole, oscure ed eleganti. I suoi versi però non hanno sporgenze. Nessun espressionismo; nemmeno un attimo di cedimento allo strazio. (…) Il canto delle attese è un libro difficile, complesso, fatto di curve, di righe, di strade che spesso dilatano e si perdono per sempre. Forse alla base di tutto c’è anche il raccapriccio per la vita degli uomini; o un’improvvisa emozione (per il poeta profonde e continue “collisioni”) rispetto alle verità, all’odore pastoso e candido delle illusioni, come delle promesse di ogni essere. (…) Se l’eversione in letteratura è soprattutto l’ossequio della vita ad una ferma richiesta di giustificazione, allora i versi di Tonino Valentini sono e restano poesia eversiva: l’«onore delicato degli ignari», «l’ira totale dei ciechi colpitori d’istinto», la parola che dilegua e perdura, sorvegliata dalle mura terribili della realtà.»
Tonino Valentini, già collaboratore per le pagine culturali del quotidiano “La Repubblica”, redattore del periodico letterario “Veriscolori”, ha pubblicato nelle principali riviste italiane ed è presente in antologie.

Per Che Guevara

Ed intorno nei margini sfuggiti
alle corsie progettuali, nelle schiume
laterali del flusso molto scempio
indecoroso ai piani, calpestio
delle olivastre minoranze e griglie
sul limbo triste dei seminterrati.
Occorre all’andamento l’alto acume
dei proclami efferati stilizzanti
la punta del regime, l’elegante
violenza sul dissenso che raggruma
livore ai nuclei e intese y seguiremos
adelante a la luz
, alla bandiera
opposta ai saldi dèmoni dell’oro,
salvata dalla luce del sorriso,
corta y derecha espada de los niños,
tambièn de las mujeres,

corta e diritta e acuta ai vostri varchi.

Trincee del pomeriggio

Noi dovremmo forzare la penombra
dei giunchi nei salotti coloniali,
noi sapremmo, studiata la cadenza
delle squadre di luce che pattugliano
i ripiani, passare fra le schiere
stupite dei gingilli,
mentre le alte credenze custodiscono
le riserve mai usate, comandate
dai bricchi tronfi nella greca aurea.
E giunti ai corridoi, alla catena
dei possibili varchi noi riavremo
le tecniche istintive, lo spessore
sapido repentino dei programmi.
Questo pensiamo ai tempi meridiani,
nei caposaldi dell’ignavia,
sedimentando strategie, involuti
nel lenzuolo di lino,
con al fianco la moglie madre, l’alito
della poca libidine, il fermaglio
d’osso, le natiche allestite
dalle censure dello scacco.
E scorre il vento delle antiche sedi,
le proprietà sapienti giunte al culmine,
vi imbarcheremo il sonno, demandati
agli specchi venati attentamente,
trascritti nelle patine pazienti,
nella tutela del rumore pratico
che circuisce il futuro.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho trovato per caso, partendo da google, questa recensione del mio libro, pubblicato nel 1994. La cosa mi ha fatto molto piacere e te ne sono grato. Sarei curioso di sapere il modo in cui, dopo qualche anno dalla pubblicazione, hai avuto notizie del mio libro.
Grazie ancora
Tonino Valentini
(tonino09091945@gmail.com)

Anonimo ha detto...

Io, invece, vorrei acquistarlo questo libro, ma non sono riuscita a trovare nulla, ne' in rete, ne' fuori... se qualcuno (o l'autore stesso..) potesse darmi una mano, gliene sarei infinitamente grata.

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