giovedì 8 luglio 2010

Una volpe di nome Rambo

Nutrie, volpi e cacciatori. Tre specie animali accomunate tra loro nel Lodigiano dal sospetto di essere dannose per il territorio. Prede le prime e uniche a subire e basta, prede e predatrici nel contempo le seconde, predatori e basta, cioè senza giustificazioni, gli ultimi. Vittime e carnefici. Ma non sempre è così, perché la guerra tra animali spesso ha risvolti curiosi. Capita così che ricercando ci si imbatta in notizie che fanno anche sorridere.
Siamo al 28 gennaio 1997. Il Corriere della Sera, addirittura in persona, riporta una notizia che riguarda un personaggio famoso di Lodi, Tarcisio Papetti, che allora era presidente lodigiano della Federcaccia. Riporto per intero il trafiletto, tutto da leggere: «Strage di galline e oche alle porte di Lodi, e per colmo della sfida nel serraglio di Tarcisio Papetti, presidente lodigiano della Federcaccia. Qualche giorno fa alla cascina Favalla, poco fuori dalla città lungo la strada per Borghetto Lodigiano, quaranta galline e un'oca sono state trovate sgozzate. Colpevole dev'essere stata una volpe particolarmente temeraria, che ha fatto razzia lungo una strada a forte traffico dopo aver saltato una rete alta due metri. "Le volpi stanno davvero diventando un problema nel nostro territorio - spiega Papetti, rattristato per la perdita - e lo abbiamo già denunciato. I guai della campagna lodigiana sono due: le volpi, sempre più numerose anche perché secondo noi gli ecologisti sono riusciti a liberarne un buon numero nelle campagne, e le nutrie, che sono diffuse da quando la loro pelliccia non è più ricercata e creano problemi alla caccia, nutrendosi delle uova delle gallinelle d'acqua e di altri volatili". Le proteste di agricoltori e cacciatori per questi animali hanno già spinto la Provincia a mobilitarsi. Adesso, anche gli appassionati dell'arte venatoria minacciano di mettersi sulle tracce dei predatori».
Una sorta di contrappasso insomma, anche se ad andarci di mezzo sono state innocenti galline: il presidente della Federcaccia, lui in persona, colpito dove lo si può colpire, nei suoi interessi, da una volpe Rambo. E già questo la dice lunga sul come si alimentano leggende metropolitane e favole per tenere buoni i bambini. Ma l'occhio del lettore avrà anche colto nelle parole dell'allora presidente quel virus della disinformazione che megafonato finisce per colpire i politici attenti alla questua dei voti: quelle nutrie che «creano problemi alla caccia, nutrendosi delle uova delle gallinelle d'acqua e di altri volatili». Niente di più falso, si sa, ma il discredito giova, e come giova! Ma, anche se così fosse, il cacciatore dovrebbe spiegare che differenza fa quando quelle povere gallinelle e gli altri volatili, usciti dalle uova, vengono di lì a poco abbattuti con i cannoni? E già, non si dà spazio al sadico divertimento di questi «sportivi» delle sofferenze altrui!
Ah, un ultimo appunto. La caccia, chiamiamola come si vuole, ma non chiamiamola «arte venatoria». Una lotta impari e sadica, un gioco, parafrasando la teoria dei giochi, non certo a somma zero, finito ed a informazione completa, dove il cacciatore non perde mai. Non chiamiamola «arte», perché allora per iperbole estrema potremo dire che i tanti sadici di cui è infarcita la storia umana, erano degli artisti.

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