mercoledì 6 agosto 2008

Chi è il più puro del reame

Antonio Di Pietro cerca di cavalcare Grillo, o meglio la furbizia di Grillo, per fare cassa in termini di voti raggranellando gli orfani della sinistra parlamentare travolta nell’ultima tornata elettorale dall’onda anomala del dissenso nazionale. Spararle grosse serve a fare audience e l’audience può pagare in termini di qualche frazione percentuale nell’urna, tanto per restare a galla, anche se come chiunque sia nato in luoghi di mare sa che certi personaggi galleggiano benissimo da soli per un principio fisico ben noto a tutti. Di Pietro cerca l’audience e non vedo perché non aiutarlo. E, dunque, pesco a piene mani dalle rassegne stampa di questi giorni.
Comincio con un articolo di Giancarlo Perna su Il Giornale di venerdì 1 agosto. Titolo: « Totò, il lato oscuro della democrazia». Questo il testo:

La democrazia è il peggiore dei sistemi politici, dopo tutti gli altri. Questo spiritoso elogio del nostro modo di vita è attribuito a Winston Churchill. All’illustre britannico sembra però sfuggire che almeno in una cosa la democrazia è effettivamente il più deleterio dei governi. Lo è nella sua orgogliosa pretesa di acculturare tutti, aprire scuole e università e buttarci dentro qualsiasi cosa abbia fattezze umane. Il risultato è che ognuno – con un diploma preso per chissà quali meandri – si sente in diritto di dire la sua, impancarsi e concionare. Pace, se poi gli manca il controllo autocritico necessario per restare entro i recinti dell’assennatezza.
E noi lì, costretti ad ascoltarlo in nome della democrazia.
Totò Di Pietro, per fare un caso, è un prodotto esemplare del sistema democratico.
Definito spesso un paio di braccia rubate all’agricoltura, Di Pietro ha ottenuto una laurea in Legge. Privo però di altri riferimenti culturali a causa di vorticose esperienze esistenziali (lucidatore di cucchiai in Germania, venditore porta a porta, ecc), il Diritto rappresenta per Totò l’alfa e l’omega del suo orizzonte. Reagisce pavlovianamente alle regole contenute nei Codici, come un pollo in batteria obbedisce ai segnali dell’allevatore: mangia il becchime se la luce è accesa, si appisola quando è spenta, depone l’uovo al suono di un rondò di Mozart come nella moderna zootecnia giapponese. Alla laurea in Legge, Totò deve la propria etica e tutto il suo vocabolario. Gli uomini non sono per lui, buoni, meno buoni, cattivi, ma parte offesa, imputati, recidivi. La casa è la residenza, l’ufficio il domicilio, la sosta in albergo la dimora. Così, nei due mesi di governo, Totò ha inquadrato ogni atto del centrodestra in categorie penalistiche.
«Il lodo Alfano è un ricatto»; «col lodo Alfano, Berlusconi resta impunito se uccide Napolitano»; «votare per due (riferimento ai "pianisti", ndr) è truffa. Concorre a fare ottenere all’assente la diaria di chi è presente»; «Fini è pubblico ufficiale. Se non trasmette i nomi all’autorità, commette reato di omissione»; «il Parlamento (col Cav, ndr) vive sotto sequestro a scopo di estorsione»; o in alternativa, «vive sotto sequestro di funzioni parlamentari a scopo di voto di scambio»; «presenterò una denuncia alla Procura al fine di accertare se ci siano estremi di reato nelle dichiarazioni di Berlusconi»; «Berlusconi, in stile mafioso, impone ai propri picciotti cosa fare». Si è distratto una sola volta dicendo che «Berlusconi è un magnaccia» invece del penalmente corretto «prosseneta».
È la democrazia.

Passiamo ora, sempre da Il Giornale di martedì 5 agosto 2008 all’articolo di Emanuela Fontana:

Il patrimonio immobiliare dell’ex ministro
Capezzone: «Basta con le minacce Di Pietro faccia luce sulle sue case»

«E se Di Pietro facesse Di Pietro con se stesso?».
Cioè, Daniele Capezzone, lei propone: Di Pietro si interroghi e risponda al magistrato che è in lui?
«Non amo il genere giudiziario, ma Di Pietro provi a immaginare o di avere a che fare con il pm Di Pietro o con l’avversario politico Di Pietro e di rispondere alle domande dell’uno e dell’altro. Scelga lui qual è il Di Pietro con cui preferisce confrontarsi».
Il gioco del Di Pietro?
«Ha passato gli ultimi anni della sua vita ad aggredire gli avversari politici. Quando arriva un giornale che fa un’inchiesta e pone delle domande improvvisamente alza il ditino e dice "non ci sto". Mi pare una prova di debolezza. Quanto è suscettibile!».
Sul suo blog il leader dell’Italia dei valori ha scritto che le case se l’è comprate anche con i soldi che «II Giornale ha già dovuto sborsare negli anni per le innumerevoli diffamazioni perpetrate ai miei danni».
«Anziché minacciare a destra e a manca, dia un po’ di spiegazioni, prima di tutto spiegazioni politiche. È vero o falso che esiste una società Antocri che gestisce gli immobili citati dal Giornale? È vero o falso che esiste una associazione formata da tre persone, ovvero lui stesso, la tesoriera del partito Silvana Mura e la moglie che di fatto è un’associazione di controllo rispetto al partito?».
Capezzone, adesso lei sta facendo il Di Pietro.
«Non faccio il magistrato, sono garantista e voglio esserlo anche con Di Pietro. Però un po’ di trasparenza servirebbe. Pongo una domanda politica: se arriva il signor X e vince il congresso dell’Italia dei valori ottiene o non ottiene il controllo del partito? Oppure il controllo del partito rischia di rimanere nelle mani di questa associazione? È una domanda e non conosco la risposta».
«Solo veleni», la reazione.
«Se la metà delle cose che Il Giornale ha scritto su Di Pietro fossero state scritte su un altro politico, lui cosa avrebbe detto? Trovo che abbia uno strano modo di procedere: dipietrista con gli altri e garantista con se stesso».
Nel suo blog scrive anche che «il nostro successo fa paura».
«Forse fa paura a Veltroni che è stato truffato politicamente. Di Pietro potrebbe anche spiegare come mai Veltroni, che era buono due mesi fa, ora è diventato cattivo?».
«Non prendo soldi dalle casse di Idv, nessuno ha portato via niente».
«Il problema è che deve rendersi conto che se chiede il cento e uno di trasparenza agli altri dovrà garantire almeno il 15-20% di trasparenza su se stesso, sennò è tutta roba da ridere. Come mai tutti quelli che hanno fatto intese politiche con Di Pietro se ne sono andati o hanno fatto causa? Magari avranno torto, ma sarebbe interessante capire perché. Oppure sono tutti berlusconiani? Achille Occhetto, Elio Veltri... Insomma, faccia una bella piazza Navona».
Su se stesso?
«Vada a piazza Navona e renda note tutte queste risposte al suo pubblico. Vorrei che i moralisti che fanno le prediche facessero un po’ di pulizia nel loro pulpito. Il suo amico Travaglio, per esempio: che sta facendo? Si fosse trattato di un esponente del Pdl avrebbe già fatto 4 articoli sull’Unità più 2 videomessaggi. In quale piscina sta a mollo per non accorgersi di queste cose?».

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