sabato 2 agosto 2008

I tesoretti della polismafia

L’articolo di Riccardo Ferrazza su il Sole 24 Ore di ieri intitolato “Quel superbonus ai partiti” va letto da ogni elettore per capire quale sia l’altra faccia (o la vera faccia?) dei partiti nostrani, senza distinzione ovviamente come insegnano i fatti. Se il fenomeno “mafia” è ormai ben compreso da tutti gli italiani, non così chiaro è ancora il contorno della “polismafia”, anche se il fenomeno della cosiddetta antipolitica è il segnale di una crescente presa di coscienza, come pure per contro il vasto consenso dato a Silvio Berlusconi, uno che non ha bisogno degli “spiccioli” della politica per sbarcare il lunario. Un articolo simile già era stato qui, in questo blog, ripreso in precedenza: repetita iuvant.

« Il 31 luglio è tradizionalmente una data attesa con trepidazione dai tesorieri dei partiti: coincide, infatti, con la scadenza del pagamento delle rate dei rimborsi elettorali. Un versamento che il Governo suddivide per un numero di rate pari a quello della durata della legislatura per la quale si è andati a votare. L’afflusso di denaro riguarda i vari tipi di appuntamenti elettorali: dalle elezioni politiche a quelle europee, passando per le consultazioni regionali.
E quest’anno la festa per le casse dei partiti si annunciava particolarmente appetitosa: alla prima tranche relativa al voto nazionale del 13 e 14 aprile si sommava, infatti, quella della precedente legislatura che, pur essendo "defunta" con la fine del Governo Prodi, continuerà a essere "liquidata" fino alla sua fine naturale, cioè il 2010. Una legge (passata con il sì bipartisan a inizio 2006) ha introdotto il principio in base al quale i partiti continuano a incassare i rimborsi anche in caso di voto anticipato (circostanza che si è poi puntualmente verificata). Il risultato: 175 milioni di euro, cento dalle elezioni che hanno incoronato Silvio Berlusconi, più un "bonus" da 75 milioni come ricordo della legislatura del Governo Prodi. Rispetto allo scorso anno peri partiti è come avere una super-quattordicesima, con un incremento del 75 per cento. Non solo: anche chi non ha rappresentanti alla Camera e al Senato ottiene fondi, a condizione di aver superato la soglia dell’1% a Montecitorio o il 5% in una Regione al Senato (i partiti della Sinistra Arcobaleno, per esempio, si aspettano 1,6 milioni di euro). Ma a colpire è, un ulteriore inevitabile paradosso: addirittura chi non si è presentato alle ultime elezioni può contare sulla rendita della scorsa legislatura. A spiccare tra i "sommersi ma sorridenti" c’è l’Udeur: il partito di Clemente Mastella per il 2oo8 può contare su un tesoretto da 82omila euro.
Per la verità le attese sono state in parte raffreddate da una cattiva sorpresa: il ministero dell’Economia non ha dato immediata disponibilità alle somme che spettano alle forze politiche per le ultime elezioni. Vale a dire cento milioni di euro, 5o distribuiti dal Senato, altrettanti dalla Camera (entrambi i rami operano in realtà una semplice partita di giro): l’ammontare dei due fondi è infatti il risultato della moltiplicazione di un euro per il numero di cittadini iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati (anche se al Senato i votanti sono di meno dal momento che per votare bisogna aver compiuto 25 anni). Il "niet" di via XX settembre ha spinto i presidenti Renato Schifani e Gianfranco Fini a scrivere una lettera al ministro Giulio Tremonti per avere chiarimenti. E il risultato è arrivato: i175% di quei fondi arriveranno presto. C’è poi da ricordare che le somme riferite al 2006 sono state ricalcolate tendendo conto di una riduzione del 24,558%, frutto del taglio della Finanziaria 2008 pari a 20 milioni di euro e dal mancato disaccantonamento dei fondi da parte del Tesoro (che saranno in seguito sbloccati).
Come la legge li obbliga a fare, intanto, gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno impegnato gli ultimi giorni di luglio a calcolare la ripartizione dei fondi elettorali spettanti ai partiti. Quelli per la nuova legislatura hanno – come previsto – due protagonisti incontrastati: l’Idv di Antonio Di Pietro e la Lega Nord. Entrambe passano alla cassa per riscuotere in termini finanziari il grande successo elettorale di aprile. Il partito di Umberto Bossi raddoppia al Senato (da 2 a 4 milioni, cui va aggiunto un ulteriore 1,6 della XV legislatura) e alla Camera (da 2,3 a 4,2 cui va sommata il residuo del 2006 da 1,7 milioni). Il totale sulla carta (salvo cioè sorprese del Tesoro) fa 11,3 milioni di euro. Dall’altra parte Di Pietro non sfigura: da Palazzo Madama avrà 2 milioni di euro (erano 900 mila lo scorso anno), più un arretrato da 700 mila euro; da Montecitorio 2,2 milioni, più i vecchi 900 mila euro. Totale: 3,8 milioni. Notevoli naturalmente le performance dei "big": il Pdl incassa 22 milioni di euro al Senato, 19,3 alla Camera e ulteriori arretrati rispettivamente per 15.456.804 e 13.944.945 (che in realtà sono distribuiti tra Fi e An). Totale: 70 milioni di euro. C`è poi il Pd: per le elezioni del 2008 avrà dal Senato 18,8 milioni di euro, dalla Camera 17,2 milioni (ma c’è anche la rata per il 2006 che tra Ds e Margherita vale 11,5 milioni a Palazzo Madama e 12 a Montecitorio). Valore complessivo: 60 milioni di euro. Al centro tiene bene l`Udc con i suoi 39 parlamentari: la corsa solitaria ha comunque garantito al partito di Casini poco meno di 3 milioni alla Camera e 2,2 Senato. Ma Rifondazione pur non avendo un solo rappresentante in Parlamento ottiene grazie ai fondi per le politiche del 2006, che portano nelle casse di Paolo Ferrero 5,2 milioni di euro. E fa meglio di gran lunga meglio del Movimento dell’Autonomia che, pur non avendo sfigurato alle urne, si ferma sotto il milione.»

Morale. Si parlava di Robin Hood. Un vero Robin Hood saprebbe dove “confiscare” i soldi “rubati” agli ultimi, lavoratori e pensionati.

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