martedì 5 agosto 2008

Quanti immigrati può sostenere l'azienda Italia?

Alberto Ronchey, sul Corriere della Sera di ieri, considera la questione dell’immigrazione illegale verso l’Europa e verso l’Italia. La lettura dell’articolo mi ha suggerito l’idea – ma questo sicuramente non era l’obiettivo del giornalista mentre stendeva il testo – che forse se si smettessero le ipocrisie e si seguisse Zapatero nella sua linea sull’immigrazione forse qualche passettino verso la riduzione del fenomeno in termini accettabili lo si farebbe. Senza arrivare a tali estremi, sono convinto comunque che l’inasprimento delle misure perseguito dal governo, se perseguito con teutonica mentalità, possa funzionare realmente da deterrente verso almeno quell’immigrazione più sgradita e più preoccupante per i cittadini, quella che va a finire con l’alimentare l’insicurezza, non per conseguenza di sopravvivenza, ma per lucido disegno. Perché la criminalità, la delinquenza è e deve essere il target da colpire e colpire duramente. E tra i clandestini vi sono i migranti, persone cioè che cercano un altro luogo dove vivere dignitosamente e costruirsi un futuro, e vi sono i delinquenti che vengono nell’immaginato paese del bengodi per motivi che con la sopravvivenza, le carestie, le guerre nulla hanno a che fare. Si può essere solleciti verso i primi, ma fermi ed inflessibili – senza se senza ma – verso i secondi. Ma leggiamoci l’articolo di Ronchey che evidenzia un aspetto importante della questione, l'immigrazione sostenibile:

«Già da gennaio a giugno di quest’anno, gli sbarchi dei migranti clandestini sulle coste italiane risultavano intensificati rispetto al primo semestre del 2007. Ora il flusso appare crescente, malgrado i naufragi d’alto mare. Ai centri d’identificazione spetta indagare sulla nazionalità d’ogni clandestino per il rimpatrio, in mancanza del passaporto o di qualsiasi documento affidabile. Compito ingrato e d’estrema complessità. Non esistono, fra l’Italia e numerose nazioni originarie dei clandestini, trattati che impongano i riconoscimenti per le operazioni di rimpatrio. È anche difficile accertare il diritto d’asilo per quanti si dichiarano perseguitati da governi tirannici o profughi da conflitti tribali e guerre non solo in Sudan, Eritrea, Somalia.
Poiché ogni flusso, dopo aver investito l’Italia, tende a cronicizzarsi e propagarsi verso l’intera Europa occidentale, una direttiva dell’Ue vorrebbe rinviare i clandestini alle basi di transito se non vengono riconosciuti e accolti dalle nazioni d’origine.
L’efficacia della direttiva è incerta, considerando casi come l’elusiva politica di Gheddafi. Rimane certa, invece, l’attrattiva che ogni sanatoria della clandestinità esercita su vaste moltitudini extracomunitarie, africane o mediorientali. Dalla difficoltà di respingere o limitare l’immigrazione illegale deriva la ricerca dei mezzi dissuasivi o di deterrenza che trattano la clandestinità come reato, più o meno secondo norme adottate altrove nell’Europa occidentale.
In Italia, ora la clandestinità è, considerata come aggravante per chi delinque.
Ma persiste una strenua controversia, che divide i fautori della deterrenza da quelli d’una maggiore o più favorevole accoglienza. È comunque opinione diffusa che andrebbe meglio gestita l’immigrazione legale di manodopera extracomunitaria secondo le specifiche disponibilità dell’industria e dell’agricoltura, contro gli abusi dell’economia che predilige l’occulto lavoro nero.
Ma quali saranno i massimi limiti sostenibili d’ogni corrente immigratoria? Gli africani, secondo le ultime stime, superano i 905 milioni. E come segnala Kofi Annan, la loro prolificità è in continua accelerazione. Per affrontare la questione africana, la comunità internazionale dovrebbe concedere più aiuti umanitari e investimenti. Tuttavia i governi locali, a loro volta, dovrebbero eliminare o almeno ridurre gli sperperi oltreché superare conflitti che vanificano i soccorsi economici.
E in materia di migrazioni c’è di più. Anche i visti turistici scaduti amplificano la clandestinità.
Nell’Europa occidentale, hanno poi provocato considerevoli difficoltà e tensioni gli eccessivi movimenti transnazionali di massa. Esempio, l’esodo di troppi romeni verso l’Italia, invasivi benché immigranti legali come cittadini comunitari dopo l’ingresso del governo di Bucarest nell’Ue.
Ora l`Istat informa che a causa del fenomeno migratorio in genere gli abitanti dell’Italia risultano 6o milioni, senza comprendere in gran parte gli extracomunitari clandestini, come tali non precisamente censibili.
Dunque, tra le difficili espulsioni e operazioni di rimpatrio, fino a quando può accrescersi ancora la densità demografica dell’Italia, già da tempo approdo avanzato delle migrazioni attraverso il Mediterraneo? Ma sui limiti dell’accoglienza possibile, tuttora, non si discute quasi mai.»

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