domenica 10 agosto 2008

La UIL promuove Brunetta

Luigi Angeletti, 60 anni, è segretario confederale della Uil dal 1998 ed è anche membro del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Il Giornale di sabato 9 agosto 2008 ha pubblicato un’intervista con Angeletti in cui promuove i provvedimenti del governo sugli statali cioè la lotta contro i fannulloni. «Di fronte a certi abusi è inevitabile ricorrere a norme che colpiscono tutti» ha detto a Antonio Signorini, che ha raccolto l’intervista pubblicata col titolo «Assenteismo clamoroso. Le misure di Brunetta per noi sono ineccepibili». Ecco il testo:

Segretario Luigi Angeletti, cosa è questo silenzio dei sindacati sui primi risultati ottenuti dal ministro Renato Brunetta? Lo hanno notato anche le opposizioni. Ieri Tiziano Treu del Pd ha detto che non potete più restare in silenzio.
«Non capisco. Sono sorpresi perché non protestiamo?».
Andiamo al punto: per il segretario generale della Uil è vero che c’è stato un calo nelle assenze per malattia tra i dipendenti pubblici dopo la cura Brunetta?
«Ma certo. Il solo fatto che se ne parli significa che un effetto c’è stato. Al di là dei numeri mi pare evidente che molti, visto il clima, hanno preferito stare dentro le regole».
Quindi ammette che c’è stato, e magari c’è ancora, chi le regole non le rispetta?
«Partiamo da una banalità. I sindacati difendono chi lavora. Potrebbe sembrare una battuta, ma chi non fa il suo dovere rende la vita difficile agli altri. Quello che si sta vivendo oggi, noi sindacalisti lo abbiamo sperimentato anni fa nel privato. L’abuso di diritti, come quello sacrosanto di starsene a casa se malati, da parte dei lavoratori era ed è ancora vissuto come un danno. In primo luogo perché c’è per forza un altro che deve svolgere il lavoro dell’assenteista. Poi perché diventa inevitabile il ricorso a norme che, non potendo distinguere, colpiscono tutti».
È una critica al ministro della Funzione pubblica?
«No, è una questione complessa. Nella pubblica amministrazione tutto è più difficile e non si può negare che ci siano casi clamorosi di assenteismo. Per questo non ho nulla da eccepire alle iniziative di Brunetta per fronteggiare il fenomeno».
Non è che la prudenza dei sindacati su questi temi è dovuta al fatto che rappresentano gli statali, ma che tra i lavoratori del privato, in alcune categorie, c’è sempre più intolleranza nei confronti del pubblico impiego?
«Io vengo dai metalmeccanici e capisco certi umori diffusi tra i lavoratori privati. Spesso siamo noi a spiegare che i loro colleghi pubblici non sono sempre fannulloni. E che la soluzione è fare regole che siano efficaci».
E come si fa?
«Non è semplice. Se ci fosse stata una ricetta pronta l’avrebbero già applicata. Servono norme che siano nei limiti del possibile selettive. I controlli non bastano».
Quindi non c’è soluzione?
«Si dovrebbe passare per la responsabilizzazione dei dirigenti, che tendono a scaricare le responsabilità su altri».
Loro dicono che hanno le mani legate. Che se prendono iniziative contro qualche fannullone si ritrovano contro sindacati e magistrati.
«Ecco, appunto. Sarebbe invece meglio che i dirigenti si prendessero la loro parte di responsabilità».
Per fare cosa?
«Parlando di assenteismo, un dirigente sa chi sono quelli che ci marciano e quelli davvero malati. Non c’è bisogno di un medico per capire se un dipendente prende troppi giorni rispetto alla malattia che dichiara di avere o se si assenta in continuazione. La vera questione è incentivare la produttività. Ha ragione Brunetta quando dice che oggi la pubblica amministrazione funziona solo grazie alla buona volontà di una parte dei dipendenti pubblici. Impiegati che, se volessero, potrebbero anche non lavorare, visto che il sistema è talmente sfasciato da spingere le persone a non fare niente».
Brunetta ha detto che lo farà. Parte del suo piano è premiare chi lavora. Ma su questo è stato attaccato.
«Attenzione, quello è il problema del fondo per i premi. Che è stato bloccato con la manovra».
Hanno detto che li ridaranno, anche se su criteri diversi. Non ci crede?
«Quelli sono soldi che sono stati sottratti e devono essere ridati. Poi siamo favorevoli a discutere nuovi criteri per la produttività. La pubblica amministrazione contribuisce al Prodotto interno lordo esattamente come l’industria. E un aumento della produttività del 10% nella pubblica amministrazione farebbe aumentare il Pil di un punto. E un obiettivo del genere non è difficile da raggiungere».
Come?
«Con dei piani per obiettivi. I dirigenti devono cercare di raggiungerli. Se ci riescono vengono premiati, se falliscono se ne devono assumere la responsabilità».
E come premierebbe i dipendenti?
«Poniamo che un dirigente controlli un gruppo di 20, 30 impiegati e sappia che su dieci non si può proprio fare conto. Ecco, a questi non dovrebbe proprio dare il lavoro da svolgere. E dovrebbero essere esclusi dai premi per il raggiungimento dell’obiettivo».

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