sabato 25 ottobre 2008

La protesta di Veltroni e le gatte da pelare del Pd

Mentre, dunque, il Pd, svuotati città e paesi dei propri militanti per intrupparli sui treni e sui pullman in una sorta di deportazione o di esodo biblico verso il Circo Massimo per battere il Guinness del primato della manifestazione “più grande della storia” come in qualche virgolettato riportato qua e là si è letto, al centro del concionare “democratico” ci sono due questioni: l’ipotesi di una ri-unione con il Prc sedotto e abbandonato alle ultime elezione; l’altra, la stessa leadership di Veltroni.
Parto dalla seconda e la liquido riprendendo un commento ad un articolo dell’AdnKronos che, come molti media quasta mattina, suona il peana del Pd protestante. Scrive tal “rebyjaco”: “Mi auguro che la manifestazione di oggi abbia successo, questo significa la presenza di molte persone, allo stesso tempo mi auguro che questo successo sia moderato. Non vorrei che Veltroni si montasse la testa e lo interpretasse come un successo personale, che non lo è, e NO come un segnale di ribellione contro [ insulto, ndr ] che ci Governa”. Rebyjaco insomma sottolinea che ancora una volta a sinistra ci si mobilità contro il “cavaliere nero” di Arcore e non per il Veltroni di turno; quasi a dire che Veltroni e il Pd per contare qualcosa devono solo augurare a Berlusconi lunga vita politica e governo. Del resto esplicito è un intervento oggi in prima pagina de “il manifesto” per penna di Valentino Parlato, in cui si augura che quella di oggi del Pd sia una manifestazione “di opposizione pura e dura”. Secondo “il manifesto” se l'obiettivo dell’iniziativa del Partito democratico dovesse essere la premessa per l’apertura di un colloquio tra maggioranza e opposizione “o, addirittura, volesse sostenere decisioni bipartisan, allora sarebbe una tragedia. Quasi una resurrezione di quel Facta che aprì le porte al fascismo. Veltroni dovrebbe aver capito che se continua sulla linea del veltronismo costruisce archi di trionfo per il Cavaliere. Veltroni dovrebbe capire che se i sondaggi continuano a dare maggioritario Berlusconi (anche sulla scuola) non è per l'eccellenza della linea governativa, ma per il deficit di opposizione. In mancanza di una opposizione seria i cittadini finiscono col dirsi: «visto che non c'e' niente da fare accettiamo quel che ci propone Berlusconi»”. Parlato insomma garantisce che al di là delle belle parole con cui Veltroni e fanfara si condiscono, Berlusconi è l’unico a fare, finalmente a fare, a fare qualcosa di concreto, perfettibile sicuramente, e da qui il consenso della gente.
Ma veniamo invece alla prima questione. Scrive oggi “Il Secolo d'Italia”, ricordando i dati del sondaggio di Ipr per Repubblica.it.: “A pochi giorni dalla decisione sul nodo delle alleanze per le amministrative del 2009, il partito di Veltroni deve fare fronte, oltre ai sondaggi che registrano un gradimento record per il governo in carica, anche un movimento di opinione che rimpiange tanto il concetto di coalizione, quanto le «antiche» alleanze con il variopinto mondo della sinistra radicale”. Gli elettori del Pd “non vogliono morire democristiani, «ma anche» non intendono andare più da soli: è bassissima la percentuale che ha raggiunto l’opzione della corsa solitaria, appena il 18% del campione. E il dato più sorprendente è la «stima» che gli elettori del Pd hanno dimostrato per il fratello-coltello Antonio Di Pietro: per il 53% degli intervistati, infatti, è proprio con l'ex magistrato che il Pd dovrebbe affrontare le prossime tornate elettorali”.
In proposito interviene oggi anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ospite della trasmissione “Omnibus” su La7: “Il Pd si suiciderebbe se riallacciasse un’alleanza con Rifondazione come quella del governo Prodi; contraddirebbe totalmente le ragioni storiche della sua nascita”. Più chiaro di così… Quanto all’Idv, Cacciari dice che quella di Di Pietro “è una riserva che proviene da Tangentopoli, dalla crisi degli anni 90; è una rendita di posizione pura e semplice”. Meglio soli, dunque, che con una moglie con una dote effimera.

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