domenica 11 maggio 2008

Il travaglio di ospitare Travaglio

La Rai è un servizio pubblico o è al servizio di Travaglio? La domanda si pone, ma non mi solletica più di tanto. Un’altra squallida serata e partecipazione televisiva, quella di ieri sera, che evidentemente fruttano parecchio visto l’irpef dichiarata da Crozza, non proprio da operaio della penna. Ciò che qui voglio raccogliere sono piuttosto le reazioni.
Diamo per scontate le scuse di Fazio: «La trasmissione “Che tempo che fa” ha sempre cercato di rispettare due principi. Il primo: consentire la totale libertà di espressione a tutti i propri ospiti, evidentemente anche quando non se ne condividono le opinioni, come ho esplicitamente sottolineato in diretta ieri sera a proposito di alcune affermazioni fatte da Marco Travaglio nel corso della puntata. Il secondo è quello di non offendere nessuno. Tanto più se assente e dunque impossibilitato a difendersi. L'offesa non mi appartiene. Quindi, quando ciò accade, non posso che scusarmi. A maggior ragione in questo caso per il rispetto che è dovuto alla istituzione che il Presidente Schifani rappresenta». E diamo per scontato che, comunque la si veda, resta comunque l’interrogativo sollevato da Maurizio Gasparri: “Travaglio, in un momento di sereno avvio di una nuova fase politica per il Paese, getta benzina sul fuoco delle polemiche. Verrebbe voglia di sapere se per spinta di qualcuno. La Rai balbetta ma le flebili parole del direttore generale non cancellano la gravità di affermazioni nei confronti del presidente Schifani incompatibili con la verità e con il decoro del servizio pubblico”. Un segnale ripetuto di un disegno oscuro, d’un “complotto”, d’un’azione ritorsiva istigata da una shadow lobby di sconfitti o di danneggiati dalla brusca interruzione di una stagione politica? Tutto può essere.
Del resto degna di nota e di riflessione è l’immediata presa di posizione di Anna Finocchiaro: “Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. E l’autoesplicante replica, ricca dunque di possibili letture tra le righe, di Mario Adinolfi, membro del coordinamento nazionale del suo stesso partito, che stigmatizza il “soccorso rosso” offerto alla vittima: “Alla senatrice Finocchiaro dico che non è proprio necessario correre in soccorso della maggioranza in ogni occasione, per rendere sempre più evidente che la nostra opposizione è morbida e amichevole. Noi difendiamo il diritto anche di Travaglio, per il quale non provo un'istintiva simpatia, a far ascoltare le proprie riflessioni attorno ad un figura delle istituzioni”. Per non dire del Di Pietro del dopo Grillo ormai in piena fase futurista come ricorda Cicchitto: “Difende Travaglio e dice a sua volta parole in libertà”. L’ex pm ed ex ministro delle Infrastrutture nel suo blog pubblica la “carta d'identità” di Schifani tratta dal libro di Travaglio. Dice: “Travaglio ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato”. E sul non-contraddittorio: “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”. Buffo discorso, no?
Dice Italo Bocchino, vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera: “L'opinione secondo la quale Travaglio avrebbe semplicemente elencato dei fatti, come sostiene Di Pietro, è inaccettabile”. E Cicchitto, come già accennato, rincara: “Di Pietro difende Travaglio e dice a sua volta parole in libertà perché non gradisce che fra le forze politiche di maggioranza e di opposizione si è stabilito un clima normale, nel quale ci si confronta e anche si dissente senza insulti e senza demonizzazioni”. E che Di Pietro nella convinzione che Grillo gli abbia portato voti, non si tiene più e fa il comico.
Un’ultima annotazione. Giuseppe Giulietti, che è portavoce di Articolo 21 e parlamentare di Di Pietro, ha chiesto per Schifani “il diritto di replica” per attaccare chi “si scaglia contro le solite trasmissioni e le solite reti crocifiggendo i soliti giornalisti mentre si legittimano i peggiori prodotti della tv spazzatura”. È legittimo però chiedersi, Giulietti volente o nolente, se “Annozero” rientri o meno, quantomeno per le modalità della sua conduzione, nella tv spazzatura.
Chiudo riportando le parole di Altero Matteoli: “Ho lavorato insieme con Renato Schifani per due anni e so cosa pensa della criminalità organizzata e soprattutto so quanto si è battuto nelle aule parlamentari per approvare provvedimenti legislativi per contrastarla. L'attacco di ieri sera, utilizzando senza contraddittorio il mezzo televisivo pubblico, è una vergognosa imboscata. Mi auguro che vi si possa porre riparo evitando almeno che episodi del genere si possano ripetere”. Fazio questa sera ha detto che respingeva la parola “imboscata” [almeno da parte sua], e possiamo credergli. Tuttavia, poiché non c’è due senza tre, almeno così insegna il proverbio, se qualcuno ancora si ponesse il problema di dove e a quando la prossima, forse non merita biasimo.

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